Ricordo di Carlo Vallauri

   Il Circolo Giustizia e Libertà di Roma ricorda Carlo Vallauri tra i soci più prestigiosi che hanno animato l'attività del Circolo nato nel 1948. 
Tutti i soci lo ricordano per la sua serietà ed onestà intellettuale. 
  Sempre alla ricerca della verità storica, i suoi scritti sono rivolti particolarmente al miglioramento futuro dell'umanità. 
  Ha lasciato un patrimonio prezioso: le sue opere.
  Non verrà dimenticato.

  Circolo Giustizia e Libertà Roma

  Grazie.

  Il Presidente

 

 

LA TRAGEDIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

 70 anni fa finiva la seconda guerra mondiale.

 In Italia, il Generale tedesco Vietinghoff  firmò la resa incondizionata delle sue truppe a Caserta il  29 aprile 1945, con effetto dal 2 maggio.

Il 7 maggio il Capo di Stato Maggiore  tedesco Alfred  Jodl firmò  la resa a Reims ( Parigi) con gli angloamericani.  Il giorno seguente, a Berlino, il Feldmaresciallo tedesco Wilhelm von Keitel firmò  un nuovo documento di resa con i Russi, davanti  al Maresciallo Zukov. Così, il 9  maggio la guerra cessava in tutta l’Europa.

La guerra in Estremo Oriente  continuò fino alla resa incondizionata  del Giappone il 2 settembre 1945, firmata a bordo della corazzata americana  Missouri all’ancora   nella baia di Tokio, dal Ministro degli Esteri nipponico Namuro Shigemitzu  davanti all’Ammiraglio americano Mac Arthur .

 

La guerra 1939-1945 fu un’immensa tragedia per l’umanità. Infatti causò la morte di quasi 60 milioni di persone ( 5 volte le vittime nella prima guerra mondiale, che  fu definita dal Papa Benedetto XV “suicidio dell’Europa civile” nel marzo 1916 e  una “inutile strage” il primo agosto 1917).Oltre la metà delle vittime erano civili. Questa infatti fu una delle tragiche caratteristiche del conflitto, che fu il primo nel quale il numero delle vittime civili risultò superiore a quello dei soldati  morti nei combattimenti sui vari fronti della guerra. Purtroppo, la percentuale delle vittime civili aumentò continuamente nei conflitti degli anni successivi ( Corea, Vietnam, Iraq, solo per ricordare i più importanti).  

Il tributo di sangue più elevato lo ha pagato l’Unione Sovietica con circa 20 milioni di morti, in gran parte civili. La Polonia ha avuto oltre 6 milioni di morti ( il 22% della popolazione), la metà dei quali erano ebrei, sterminati nei Lager dai nazisti. L’Italia ha avuto  in 3 anni di conflitto  circa 300.000 morti ( la metà di quelli della prima guerra mondiale), molti dei quali civili, vittime soprattutto dei bombardamenti degli Alleati. Un numero simile di caduti, quasi esclusivamente militari, lo hanno avuto gli USA, intervenuti nel conflitto solo alla fine del 1941,le cui truppe hanno combattuto su tutti i fronti della guerra.

Un’altra caratteristica del conflitto 1939-1945  è che esso fu veramente una “guerra mondiale”, che coinvolse decine di Paesi e fu combattuto nella maggior parte dei Continenti ( Europa, Asia, Africa, Medio Oriente), ad eccezione quindi delle Americhe e dell’Australia ( anche  se cittadini americani ed australiani  combatterono sui vari fronti).   

Altra tragica caratteristica del conflitto fu  il tentativo di genocidio, da parte dei nazisti, di interi gruppi  religiosi o etnici. Tutti conoscono le dimensioni della Shoah del popolo ebraico, con la eliminazione di oltre sei milioni di persone nei Campi di sterminio,soprattutto ad Auschwitz, che fu  una vera e propria “fabbrica della morte”. 

Si dimentica però spesso il tentativo di genocidio nazista dei Rom (zingari), che in oltre 500.000 furono trucidati sommariamente dalle truppe o nei Lager. Le  dimensioni del fenomeno ed il silenzio che ne è seguito nel dopoguerra,  ne fanno un “genocidio dimenticato”.

Abbiamo detto che per la prima volta ,in un conflitto, il numero delle vittime civili fu superiore a quello dei militari combattenti. Orbene, i civili morirono non solo nei Lager nazisti, in particolare nei Campi di sterminio (oltre 11 milioni di vittime, oltre la metà dei quali  ebrei, ma anche prigionieri di guerra, soprattutto  russi e polacchi), ma anche nei tremendi ed indiscriminati bombardamenti delle città e non solo in Germania ed in Giappone (dove le vittime delle due bombe atomiche, sganciate su Hiroshima e Nagasaki il 6 ed il 9 agosto 1945, furono oltre 500.000). Lo scopo dei bombardamenti erano non soltanto quello di distruggere le infrastrutture e le fabbriche di materiale bellico, ma anche quello di fiaccare il morale della popolazione per indurla a chiedere la fine della guerra e costringere i Governi a firmare la resa per evitare catastrofi peggiori al proprio Paese ( come accadde per il Giappone).

 La guerra ha causato anche decine di milioni di sfollati, soprattutto in Europa.

I bombardamenti hanno causato la distruzione quasi completa di molte città. Si è calcolato che solo in Germania ci siano stati oltre 4 miliardi di metri cubi di macerie!

Il conflitto ha causato anche oltre 3 milioni di dispersi, tra militari e civili.

Il costo totale della guerra è stato immenso: oltre mille miliardi di dollari di allora, 270 dei quali per la sola Germania.

In Europa, per aiutare i Paesi coinvolti nella guerra a ricostruire le infrastrutture ed a avviare un nuovo sviluppo economico, è stato promosso negli anni 1948-1952 il Programma di Ricostruzione Europea (ERP), chiamato anche  Piano Marshall (  dal nome del Segretario di Stato degli USA).

Il conflitto ha  provocato anche grandi rivolgimenti territoriali e politici. In particolare, la Germania ha perso vasti territori ad Est ( a vantaggio della Polonia e dell’URSS); inoltre  è stata dal 1949 suddivisa tra le 4 potenze vincitrici (USA, URSS, Gran Bretagna e Francia), fino alla riunificazione nel 1992.

Anche il Giappone, che voleva dominare l’Asia, ha perso alcuni territori e tutte le  colonie ed ha dovuto subire una lunga occupazione militare.

Inoltre, nel dopoguerra  si sono smembrati in Oriente gli Imperi delle grandi potenze coloniali europee (Inghilterra, Olanda  e  Francia), che hanno perso, in un decennio, tutti  i loro possedimenti ( in particolare l’India e la Penisola Indocinese).

Una caratteristica positiva del conflitto è che gli “sconfitti” sono stati giudicati dai “vincitori” per i loro crimini di guerra.  In Europa è stato istituito nel 1945 il Tribunale Internazionale di Norimberga, che ha giudicato i criminali di guerra nazisti anche per un nuovo reato: i crimini contro l’umanità ( che comprende la Shoah e gli altri tentativi di genocidio), considerati imprescrittibili e quindi perseguibili sempre.

La sentenza è stata letta  il 30 settembre ed il 1 ottobre 1946 ed ha comportato 12 condanne alla pena di morte ( eseguite  nella notte del 15 ottobre 1946, tranne per Goering, che si suicidò poco prima),  3 all’ergastolo e 4 a pene detentive di varia durata.

Un processo analogo si è fatto contro i giapponesi, con il Tribunale Internazionale di Tokio, conclusosi nel 1949 con varie condanne a morte, tra cui quella di Tojo Hideki, che è stato l’unico Capo di Governo di uno dei tre  Paesi dell’Asse ad essere condannato ( Hitler infatti  si era suicidato il 30 aprile 1945 nel bunker della Cancelleria a Berlino e Mussolini era stato ucciso dai partigiani il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra, vicino al Lago di Como). 

L’Umanità ha saputo comunque reagire positivamente alla tragedia della guerra. Infatti, nell’aprile- giugno 1945 si tenne a S. Francisco una Conferenza  nella quale  51 Paesi decisero che si doveva fare qualcosa per cercare di evitare  per il futuro lo scoppio di guerre e quindi per cercare di assicurare la pace nel Mondo. Così, il 24 ottobre 1945 costituirono l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) . Purtroppo, le guerre, anche se a dimensione locale, hanno continuato ad insanguinare  i Paesi ed a martoriare i Popoli. Si è calcolato che dal 1945 al oggi ci sono state alcune centinaia di conflitti che hanno causato molti milioni di morti, in massima parte civili (anche oltre il 90%; basti pensare ai tragici massacri nel Ruanda, nel 1994)) ed anche decine di milioni di sfollati, persone fuggite dai loro Paesi di origine per sottrarsi agli orrori della guerra, che vivono tuttora in condizioni precarie, nonostante  gli aiuti degli Organismi Internazionali.

 

                                                                                                             [ Giorgio Giannini ] 

 

 

 

 

 

 

Conferenza/ presentazione libro "Il valore della memoria"

Il Circolo Giustizia e Libertà di Roma, Via Andrea Doria 79 (scala B), nell’ambito del programma di incontri culturali per il 2015, mercoledi 27 maggio ore 17:30,

presenta il libro                                       "Il valore della memoria"                  dedicato a Don Giuseppe Morosini.

 

Relatori :

Antonio POCE    autore del libro

Giorgio GIANNINI  consigliere del Circolo

Tarcisio TARQUINI  giornalista e saggista

 

Seguiranno gli interventi del pubblico

 

Conclusioni:

Guido ALBERTELLI    presidente del Circolo

Coordina

Laura LANDOLFI    consigliere del Circolo

 

La conferenza è aperta a Soci e simpatizzanti.

 

                                                                                                            [ pubblicato a cura di Administrator ]

 

25 Aprile sempre...

L’attuale Costituzione Italiana è nata dalle idee di democrazia, libertà e giustizia sociale degli antifascisti e proprio da quegli uomini che avevano lottato contro la barbarie nazi-fascista, nei successivi anni, fu elaborata e portata compimento.

In questo contesto storico viene istituita e s’inserisce la “Festa del 25 aprile”: una opportunità per non dimenticare che i valori difesi nella guerra di Resistenza non sono gratuiti e vanno rinnovati giorno per giorno.

Purtroppo, al giorno d’oggi, questi valori sono disattesi o, peggio, ignorati proprio da quella classe socio/politica che invece dovrebbe difendere ciò che è stato conquistato con il sacrificio di tante vite umane.

 La Libertà è un bene che non si baratta e il “25 Aprile” è il giorno per non dimenticare questo bene prezioso perché fenomeni come il fascismo sono nel nostro Paese certamente  irripetibili, ma indubbiamente possono sempre ripresentarsi sotto altri aspetti, origini e forme autoritarie.

                                                                                                                                                         [ Walter Spinetti ]

La Resistenza dimenticata - l'eccidio del 7 aprile 1944

L'eccidio del Ponte dell'Industria a Roma (detto dai romani "Ponte di ferro", nel quartiere Ostiense), rimasto dimenticato per oltre cinquanta anni, avvenne il 7 aprile 1944: per rappresaglia contro l'assalto al forno Tesei, che riforniva le truppe di occupazione nazifasciste, dieci donne, sorprese dai soldati nazisti con pane e farina, vennero fatte allineare lungo le transenne del ponte e fucilate.   

Sul luogo dell'eccidio è stata fatta deporre nel 1997 dall'amministrazione comunale una lapide commemorativa, per iniziativa della ex-partigiana dei GAP e poi parlamentare Carla Capponi (1918-2000) e in seguito alle ricerche effettuate dal giornalista e storico della Resistenza  Cesare De Simone che ha recuperato la memoria dell'eccidio e restituito i nomi alle vittime:

Clorinda  FALSETTI,   Italia  FERRACCI,   Esperia  PELLEGRINI, Elvira  FERRANTE,   Eulalia  FIORENTINO,

Elettra Maria  GIARDINI,    Concetta  PIAZZA,                           Assunta Maria  IZZI,    Arialda  PISTOLESI,   Silvia  LOGGREOLO.

                                             

Così rievoca l'episodio  Carla Capponi:

« Le donne dei quartieri Ostiense, Portuense e Garbatella avevano scoperto che il forno panificava pane bianco e aveva grossi depositi di farina. Decisero di assaltare il deposito che apparentemente non sembrava presidiato dalle truppe tedesche. Il direttore del forno, forse d'accordo con quelle disperate o per evitare danni ai macchinari, lasciò che entrassero e si impossessassero di piccoli quantitativi di pane e farina. Qualcuno invece chiamò la polizia tedesca, e molti soldati della Wehrmacht giunsero quando le donne erano ancora sul posto con il loro bottino di pane e farina. Alla vista dei soldati nazisti cercarono di fuggire, ma quelli bloccarono il ponte mentre altri si disposero sulla strada: strette tra i due blocchi, le donne si videro senza scampo e qualcuna fuggì lungo il fiume scendendo sull'argine, mentre altre lasciarono cadere a terra il loro bottino e si arresero urlando e implorando. Ne catturarono dieci, le disposero contro la ringhiera del ponte, il viso rivolto al fiume sotto di loro. Si era fatto silenzio, si udivano solo gli ordini secchi del caporale che preparava l'eccidio. Qualcuna pregava, ma non osavano voltarsi a guardare gli aguzzini, che le tennero in attesa fino a quando non riuscirono ad allontanare le altre e a far chiudere le finestre di una casetta costruita al limite del ponte. Alcuni tedeschi si posero dietro le donne, poi le abbatterono con mossa repentina "come si ammazzano le bestie al macello": così mi avrebbe detto una compagna della Garbatella tanti anni dopo, quando volli che una lapide le ricordasse sul luogo del loro martirio. Le dieci donne furono lasciate a terra tra le pagnotte abbandonate e la farina intrisa di sangue. Il ponte fu presidiato per tutto il giorno, impedendo che i cadaveri venissero rimossi; durante la notte furono trasportati all'obitorio dove avvenne la triste cerimonia del riconoscimento da parte dei parenti. »

                                                                                                    [ fonte Wikipedia – pubblicato da Administrator ]

I DOCENTI e gli STUDENTI TRUCIDATI ALLE “FOSSE ARDEATINE”

Ricordiamo  i  cinque Docenti,che  sono stati barbaramente trucidati dai nazisti il 24 marzo 1944, insieme con altri 331 patrioti, nelle strage delle Fosse Ardeatine,: Pilo Albertelli, Salvatore Canalis, Fiorino Fiorini (militanti del Partito d’Azione)  Gioacchino Gesmundo, Paolo Petrucci (militanti del Partito Comunista).

 

In particolare, Pilo ALBERTELLI  è Docente di Storia e Filosofia dal 1935 al Liceo Classico Umberto I°  di Roma (che oggi porta il suo nome).

Nel giugno 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione  e collabora al giornale clandestino del partito “L’Italia libera”, sul quale scrive l’editoriale il 25 luglio 1943, alla caduta del fascismo.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, combatte, insieme con altri patrioti azionisti, a Porta S. Paolo, per cercare di fermare l’ingresso in città delle truppe tedesche. 

Iniziata  l’occupazione tedesca, partecipa alla costituzione delle formazioni armate azioniste “Giustizia e Libertà”, arruolando volontari, raccogliendo armi e munizioni ed organizzando atti di sabotaggio.

Il 20 settembre 1943, insieme con l’azionista Giovanni Ricci, fa saltare una mina a miccia rapida alla caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale-MVSN  in Via E. Duse al quartiere Parioli. E’la prima azione armata compiuta a Roma.

Diviene quindi Comandante delle formazioni azioniste  prima nel quartiere S. Giovanni e poi nella zona Ostiense-Garbatella. Diventa Comandante delle formazioni azioniste “Giustizia e Libertà” nel febbraio 1944,

Il 1 marzo 1944 è arrestato, in seguito alla delazione di una spia infiltrata nelle formazioni azioniste, dagli sgherri fascisti della Banda Koch e rinchiuso nella loro sede, alla Pensione “Oltremare”, all’ultimo piano del palazzo di Via Principe Amedeo 2 (vicino alla Stazione Termini), dove subisce la tortura per fargli confessare i nomi dei compagni di lotta, ma non parla.

Tenta di suicidarsi due volte. L’11 marzo è trasferito, con il corpo lacerato per le torture subite, al carcere di Regina Coeli, dove il 21 marzo riceve l’ultima visita della moglie e dei due figli.

Il 24 marzo 1944 è prelevato dal carcere, inserito nella lista delle 50 persone consegnata dal Questore di Roma Caruso a Kappler, Comandante delle SS a Roma, con sede in Via Tasso 145, e trucidato  alle Fosse Ardeatine.

E’ decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, alla Memoria.

 

Salvatore CANALIS  è Docente di  Latino e Greco in alcune Scuole romane ( Liceo Mamiani, Convitto Nazionale e Collegio Militare , dove ha tra gli allievi, Ugo Vetere, futuro Sindaco di Roma).

Dopo l’8 settembre 1943, aderisce al Partito d’Azione.

Il 13 marzo 1944, rifiuta di prestare giuramento di fedeltà al Governo della Repubblica Sociale Italiana-RSI. Pertanto, la sera del giorno seguente è arrestato in casa da 4 agenti della Banda Koch ,che lo portano nella loro sede, alla Pensione Oltremare,  in Via Principe Amedeo 2, dove è torturato. Da qui, è prelevato il 24 marzo 1944 per essere trucidato alle Fosse Ardeatine, inserito nella lista delle 50 patrioti consegnata dal Questore di Roma Caruso a Kappler.

 

Fiorino FORINI è Maestro di Musica. Aderente al Partito d’Azione.

E’ arrestato il 5 febbraio 1944 e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli ( in attesa di essere processato dal Tribunale Militare Tedesco),  da dove è prelevato il 24 marzo per essere trucidato alle Fosse Ardeatine.

 

Gioacchino GESMUNDO è Docente di Storia e Filosofia prima  al  Liceo Classico Vitruvio di  Formia (dove ha come allievo Pietro Ingrao, futuro Dirigente del PCI e Presidente della Camera dei Deputati), e poi al Liceo Marco Terenzio Varrone  di Rieti.

Nel 1935, ottiene la cattedra al Liceo Scientifico Cavour di Roma. Segue con  molta dedizione i suoi studenti e li invita anche a casa sua, in Via Licia 54, per discutere di filosofia e di politica (prestando loro anche i libri).

Nel 1943 aderisce (  in clandestinità) al Partito Comunista e dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943) si attiva per riorganizzare il Partito e per fare proseliti.

Dopo l’occupazione nazista, la sua casa diventa la Redazione clandestina del giornale comunista  L’Unità ed anche un arsenale dei Gruppi di Azione Patriottica-GAP, di cui fa parte, custodendo armi, munizioni e chiodi a 4 punte per i sabotaggi  sulle strade.

E’ arrestato  a casa sua il 29 gennaio 1944 ( giorno dello sciopero nelle Scuole Superiori) in seguito ad una perquisizione, durante la quale  sono trovati due pacchi di chiodi a 4 punte. E’ portato nel carcere nazista di Via Tasso,dove resiste per oltre un mese alle  torture per fargli confessare i nomi dei compagni di lotta. Tenta anche di suicidarsi per non parlare.

Il 22 marzo 1944, è condannato a morte dal Tribunale Militare Tedesco  ed il 24 marzo è trucidato alle Fosse Ardeatine.

E’ decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare,alla Memoria

 

Paolo PETRUCCI, Docente di  Lettere.

Nel ‘41 è chiamato alle armi e combatte in Africa come Ufficiale di Complemento dei Granatieri di Sardegna. Aderisce al Partito Comunista clandestino.

Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 partecipa ai combattimenti contro i tedeschi a Palidoro.

Iniziata l’occupazione nazista, parte per il Sud, insieme con gli amici comunisti Paolo Buffa e Aldo Sanna, per partecipare alla formazione di un corpo di "Volontari per la libertà".

Il 16 gennaio 1944 Petrucci e Sanna sono paracadutati su Monte Rotondo, da dove raggiungono Roma e sono ospitati da Enrica Filippini,fidanzata di Buffa.

 A Roma , Petrucci agisce con il falso  nome di Pietro Paolucci,svolgendo intensa attività di propaganda antinazista  e partecipando alle manifestazioni studentesche.

Il 14 febbraio 1944, le SS tedesche irrompono nell’abitazione della Filippini, arrestandolo insieme a Buffa, ad Enrica ed ai suoi amici  Vera e Cornelio Michelin-Salomon.  Sono tutti  condotti nel carcere nazista di  Via Tasso e poi sono trasferiti nel III braccio del carcere  di Regina Coeli.

Il 23 marzo sono tutti processati dal Tribunale Militare Tedesco: Buffa e Petrucci  sono assolti, ma  sono trattenuti nel carcere di Regina Coeli, da dove Petrucci è prelevato il pomeriggio del 24 marzo 1944 per essere ucciso alle Fosse Ardeatine.

Tra i 335 patrioti romani trucidati dalle SS il 24 marzo 1944 alle Cave Ardeatine (che  da allora, in seguito a quella orribile strage, sono chiamate Fosse Ardeatine), come rappresaglia per l’azione militare partigiana compiuta il pomeriggio del giorno precedente in Via Rasella dai Gruppi di Azione Patriottica -GAP operanti nel centro storico della città (chiamati pertanto GAP Centrali), ci sono otto studenti delle Scuole Superiori e dell’Università, impegnati nel Movimento della Resistenza al nazifascismo.

Tre studenti erano stati condannati dal Tribunale Militare Tedesco di Guerra per la loro attività nella Resistenza : Unico Guidoni, Bruno Rodella e Felice Salemme.

Cinque studenti erano stati arrestati ed erano detenuti nel Comando della Polizia di Sicurezza nazista, in Via Tasso 145, e nel carcere di Regina Coeli: Ferdinando Agnini, Romualdo Chiesa, Gastone De Nicolò, Orlando Posti Orlandi, Renzo Pensuti.

 

Ferdinando AGNINI, detto Nando, nato a Catania il 24 agosto 1924. Negli anni trenta, la famiglia si trasferisce a Roma, nel quartiere di Montesacro, in Via  Monte Tomatico n.4.

Dopo aver frequentato il Liceo Classico Quinto Orazio Flacco, in Viale Adriatico 136, nel suo Quartiere di Montesacro, si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza.

Nell’ottobre 1943, costituisce, insieme con altri giovani studenti delle Scuole Superiori e dell’Università, residenti nel Quartiere di Montesacro l’Associazione Rivoluzionaria Studentesca Italiana (ARSI), che propaganda la lotta armata contro i nazifascisti e pubblica il  bollettino La Nostra lotta. All’ARSI aderiscono anche giovani  lavoratori,soprattutto di fede comunista.

I giovani raccolgono le armi abbandonate dai militari sbandatisi dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 e le nascondono, in attesa di poterle usare contro i tedeschi,nella casa di Nicola Rainelli, in Via Monte Argentario n. 4, che è anche usata per le riunioni dato che i genitori di Nicola si sono trasferiti al Sud.  Questa casa diventa, oltre che nascondiglio delle armi, la base operativa dei giovani militanti dell’ARSI,  che compiono numerose azioni di sabotaggio sulla Via Nomentana,  sulla Via Salaria e nei quartieri limitrofi,anche in collaborazione con i partigiani della V Zona.

Per catturare i patrioti di Montesacro, il 27 ottobre 1943 i tedeschi compiono un rastrellamento nel quartiere ed in quelli vicini del Tufello e di Pietralata, catturando centinaia di persone, 346 delle quali sono avviate nei campi di lavoro.

Nel dicembre 1943, i giovani dell’ARSI si incontrano con gli altri universitari antifascisti per trovare una linea di azione comune contro la Circolare  emanata il 25 novembre dal Rettore dell’Università La Sapienza, con la quale si stabilisce la presentazione  al Distretto Militare, per l’arruolamento nelle FF.AA della Repubblica Sociale Italiana-RSI come condizione per poter sostenere gli esami.

Il 2 gennaio 1944, gli studenti antifascisti decidono di impedire l’inizio dell’Anno Accademico, previsto per il 17 gennaio, e lo svolgimento degli esami. A questo scopo, il 10 gennaio costituiscono  il Comitato Studentesco di Agitazione-CSA  ed un Comitato Tecnico –Comitec, diretto da Maurizio Ferrara,che organizza nel mese di gennaio  manifestazioni nelle Facoltà di Medicina, Scienze (17 gennaio), Architettura (24 gennaio) e Ingegneria (28 gennaio).

Nel febbraio 1944, si costituisce l’Unione Studenti Italiani (USI),nella quale confluisce l’ARSI,di cui eredita il bollettino, che diventa Nostra Lotta.

Il 3 febbraio 1944,i tedeschi,in seguito ad informazioni avute da delatori  e collaborazionisti, effettuano un rastrellamento nel quartiere di Montesacro,per arrestare le persone segnalate. Il giovane patriota Orlando Posti Orlandi,vedendo arrivare i tedeschi,avvisa i compagni dell’ARSI, che riescono a mettersi in salvo ( in particolare, Rainelli si nasconde nella Parrocchia), ma lui è catturato e portato nel carcere nazista di Via Tasso.

Agnini,che è fuori Roma, decide di rientrare il 24 febbraio 1944, ed è subito arrestato dalla Polizia fascista. E’ portato nel locale Commissariato dove è tradito da un poliziotto che, fingendo di aiutarlo, lo induce  a scrivere una lettera per il padre, nella quale gli chiede  di avvertire  gli altri compagni. Questa lettera,invece,è  utilizzata contro di lui, come prova della sua attività antifascista. Viene quindi portato nel carcere nazista di  Via Tasso, dove è  recluso dal 3 febbraio Orlando Posti Orlandi. Entrambi subiscono la tortura per far loro confessare i nomi degli altri compagni, ma non parlano. Per indurre Agnini a confessare è arrestato anche il padre. Il  pomeriggio del 24 marzo 1944, è  prelevato dal carcere ed è trucidato alle Fosse Ardeatine, insieme ad altri 334 patrioti.

 

Romualdo CHIESA, nato a Roma il 1 settembre 1922. Mentre frequenta il Liceo Classico E. Q Visconti, matura una coscienza antifascista, insieme con un gruppo di studenti  di estrazione cattolica, che frequentano il Circolo della congregazione mariana La Scaletta, adiacente alla  Chiesa dei Gesuiti.

Alla fine del 1939, questo gruppo si incontra con un altro gruppo di giovani cattolici , che frequentano il Circolo denominato Dante e Leonardo,che hanno maturato convinzioni antifasciste  sulla base di  una riflessione critica dell’esperienza politica del Partito Popolare. Dalla fusione di questi due gruppi di giovani nasce il Partito dei cooperativisti sinarchici,che svolge soprattutto attività di propaganda antifascista.

Nel 1940, Romualdo si iscrive alla Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza, svolgendo attività antifascista insieme con giovani patrioti comunisti, come lui ex studenti del Liceo Visconti (Paolo Bufalini, ,Mario Leporatti, Antonello Trombadori …).

Nell’autunno 1941 è arrestato con l’accusa di aver svolto “attività comunista ed antifascista e disfattismo politico ed economico” ed è giudicato nel gennaio 1942, insieme con altri 26 patrioti, dal Tribunale speciale per la Difesa dello Stato, che lo assolve per insufficienza di prove, ma lo “ammonisce” a non svolgere più attività politica. Intanto il Movimento ha assunto la denominazione di Partito Comunista Cristiano, in quanto i militanti ,pur essendo cattolici, vedono nel Partito Comunista la loro guida politica. Dopo l’arresto del Gruppo dirigente e di centinaia di militanti, Romualdo, con pochi altri, tiene le fila del Movimento ed i rapporti con il Partito Comunista.

Dopo l’Armistizio dell’otto settembre 1943, partecipa alla battaglia di Porta S. Paolo contro i tedeschi per la difesa di Roma,insieme con il suo amico Adriano Ossicini, combattendo insieme con gli antifascisti comunisti e socialisti.

Intanto, il Partito Comunista Cristiano  diventa  Movimento dei Cattolici Comunisti (MCC) e Romualdo ne dirige le formazioni operanti nei Quartieri a Nord di Roma ( Monte Mario, Prati, Borgo, Trionfale, Porta Cavalleggeri e Madonna del Riposo), come Commissario Politico del I Battaglione della Ia Brigata cittadina della Divisione “DL- MCC”,nota come Banda Ossicini ( dal nome del Comandante Adriano Ossicini). In particolare,Romualdo, in collaborazione con Maurizio Giglio, partigiano comunista, mantiene i rapporti  con il Comando Alleato,  al quale ogni giorno fa pervenire il Bollettino di informazioni emesso dai Gruppi di Azione Patriottica-GAP.

Il 15 febbraio 1944,è arrestato vicino a Ponte Milvio, mentre si reca ad un appuntamento con altri patrioti, in seguito alla delazione di una spia. Prima della cattura riesce a distruggere alcuni importanti documenti che ha  con sé. E’ rinchiuso nel carcere nazista di Via Tasso 145, dove è torturato selvaggiamente fino a fargli perdere quasi completamente la vista. Poi è trasferito nel carcere  di Regina Coeli, da dove è prelevato il 24 marzo 1944 per essere trucidato alle Fosse Ardeatine.

E’ decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare,alla memoria.

 

Gastone DE NICOLO’, nato a Roma  il 23 settembre 1925.

Aderisce al  Partito Socialista di Unità Proletaria –PSIUP. Durante la Resistenza  è staffetta nella Brigata Matteotti, la  formazione armata socialista.

E’ arrestato il 12 marzo 1944,in seguito al rinvenimento, nel bar  di famiglia, durante una perquisizione, di una scatola di munizioni. E’ detenuto nel carcere nazista di Via Tasso 145, da dove è prelevato il pomeriggio del  24 marzo 1944  per essere trucidato alle Fosse Ardeatine.

 

Unico GUIDONI, nato  a Viterbo il 22 gennaio 1923.

La sua famiglia si trasferisce a Roma, dove frequenta il Liceo Classico Virgilio, nel quale matura la sua scelta politica ed aderisce, con altri compagni di scuola, al Movimento comunista d’Italia “ Bandiera Rossa”.

Nel 1942 consegue la Maturità e si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza. Durante la Resistenza, svolge intensa attività clandestina in Bandiera Rossa.

Il 24 gennaio 1944 è arrestato insieme con altri militanti di Bandiera Rossa: Aladino Govoni

( Capitano dei Granatieri e responsabile delle formazioni armate del Movimento), Ezio Lombardi (impiegato) Uccio Pisino  (Ufficiale di Marina), Nicola Stame (cantante lirico e Sottufficiale dell’Aereonautica). Sono rinchiusi nel carcere nazista di Via Tasso 145 e condannati a morte dal Tribunale Militare Tedesco.Il pomeriggio del 24 marzo sono tutti trucidati alle Fosse Ardeatine.

 

Renzo PENSUTI, nato a Roma il 3 luglio 1918.

Dopo gli studi superiori, si iscrive all’Università La Sapienza.

Durante al Resistenza aderisce al Partito d’Azione. E‘ arrestato il  21 febbraio 1944 e detenuto nel carcere di Regina Coeli, da cui è prelevato il pomeriggio del 24 marzo 1944 per essere  trucidato alle Fosse Ardeatine.

 

Orlando POSTI ORLANDI, detto Lallo o Orladino , nato a Roma il 14 marzo 1926.

Studente dell’Istituto Magistrale Giosuè Carducci, nell’estate 1943, dopo la caduta del fascismo aderisce a 17 anni al Partito d’Azione.

Il 9-10 settembre 1943 combatte con altri giovani dell’ARSI ( tra cui il suo caro amico Nicola Rainelli) nel quartiere dei Prati Fiscali, al Ponte Salario. Dopo l’occupazione tedesca, si dedica, con altri giovani del suo quartiere di Montesacro alla propaganda antinazista ed al recupero di armi ed all’attività di sabotaggio.

Nell’ottobre 1943 costituisce con i suoi amici Agnini e Rainelli  e con altri giovani antifascisti del suo quartiere di Montesacro,l’Associazione Rivoluzionaria Studentesca Italiana –ARSI e partecipa alle manifestazioni all’Università ed allo sciopero generale della Scuola il 29 gennaio.

Il 3 febbraio 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato dai tedeschi a Montesacro, per catturare i patrioti, in seguito a delazioni di spie al servizio dei nazisti, riesce ad avvertire i compagni dell’ARSI, che evitano la cattura. Nel primo pomeriggio, mentre si sta recando a casa, dato che la madre è in pensiero per lui, è arrestato in Corso Sempione,  davanti al bar gestito dal Sig. Bonelli, padre della sua fidanzata Marcella. E’ rinchiuso nel carcere nazista di Via Tasso, dove subisce vari interrogatori e la tortura ma non parla. Dal carcere  scrive 39 letterine, fatte avere alla madre ed a Marcella, nascoste nel colletto delle camicie da lavare, in cui racconta del suo arresto, della sua vita  nella “tomba di vivi” di Via Tasso, della fame, della stanchezza, per la mancanza di riposo, e delle torture subite. Racconta anche del suo sogno di diventare medico, come i suoi amici Agnini e Rainelli, studenti di Medicina.

Il 24 febbraio 1944 è portato nel carcere anche Ferdinando Agnini. Entrambi vengono trucidati il 24 marzo alle Fosse Ardeatine.

E’ decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare, alla Memoria.

 

Bruno RODELLA, nato a Guidizzolo (Mantova) il 17 ottobre 1926.

La famiglia si trasferisce a Roma, dove Bruno compie gli studi superiori e poi si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza. Quando sta per laurearsi, allo scoppio della guerra, nel giugno 1940, è  chiamato alle armi come Ufficiale dei Bersaglieri ed è assegnato alla Divisione Piave. Il giorno dell’Armistizio, l’8 settembre 1943, riesce con uno stratagemma a salvarsi dalla cattura dei tedeschi, insieme con una decina dei suoi  soldati. Entra nella Resistenza, aderendo al Partito d’Azione.

Il 1 gennaio 1944 è casualmente  arrestato dai tedeschi durante  un rastrellamento, con indosso documenti compromettenti. I nazisti quindi perquisiscono  la sua abitazione,nella quale trovano copie del giornale clandestino azionista L’Italia libera.  Per questo motivo, è processato e condannato dal Tribunale Militare Tedesco a 15 anni di reclusione e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, da dove è prelevato, il pomeriggio del 24 marzo 1944, per essere trucidato alle Fosse Ardeatine.

 

Felice SALEMME,nato a Napoli il 21 aprile 1921.

Si trasferisce con la madre  a Roma, dove compie gli Studi superiori e poi si iscrive all’Università La Sapienza.

Durante l’occupazione tedesca, benché malato di TBC, aderisce al Partito d’Azione e partecipa attivamente alla Resistenza.

E’ arrestato il 12 gennaio 1944 all’ospedale Carlo Forlanini, dove è ricoverato.

E’ sottoposto a tortura  per fargli confessare i nomi dei compagni, ma non parla. E’ condannato dal Tribunale Militare Tedesco all’ergastolo.

Il 24 marzo 1944, è prelevato dal carcere di Regina Coeli  per essere trucidato alle Fosse Ardeatine.

E’ decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare,alla Memoria.

                               

                        -  Ricordiamoli  sempre come lucido esempio di abnegazione per la libertà del nostro Paese   -

 

                                               [ ricerche storiche e articolo a cura di Giorgio Giannini - pubblicato da Administrator ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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