Nel "Giorno della Memoria" - Zuzanna Ginczanka

" Non sono nata dalla polvere, non ritornerò polvere.
Non sono discesa dal cielo e non tornerò in cielo.
Io stessa sono il cielo come una volta di vetro.
Io stessa sono la terra come fertile suolo.
Non sono fuggita da alcun luogo e non tornerò laggiù.
A parte me stessa non conosco altra lontananza.
Nel turgido polmone del vento e nel cuore indurito delle rocce
devo me stessa qui dispersa ritrovare. "

Zuzanna Ginczanka   (1917–1945)                                                                     [ fonte: en.wikipedia.org/wiki/Zuzanna_Ginczanka ]

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Presentazione del libro di Mario Fiorentini (comandante GAP Centrale "Gramsci")

 

 

 

CIRCOLO “GIUSTIZIA E LIBERTÀ”

Via Andrea Doria n. 79, sc.B - Roma (fermata metro CIPRO)

 

MERCOLEDI 18 NOVEMBRE  2015, con inizio alle ore 17,30

 

 

 

 

Presentazione del libro di Mario Fiorentini

(comandante del GAP Centrale “GRAMSCI”, decorato con Tre Medaglie d’Argento al valor Militare)

                                                         

                                                             “SETTE MESI DI GUERRIGLIA URBANA”

                                                                  La Resistenza dei GAP a Roma

Sarà presente l’autore Mario Fiorentini

Introduce: Ing. Guido Albertelli (Presidente del Circolo)

Relatore e moderatore: Prof. Giorgio Giannini ( Direttivo del Circolo)

Intervento: Prof. Massimo Sestili (curatore del libro)

                                                                                                                         [ pubblicato da Administrator ]

No alle guerre ...Si alla Pace

100 ANNI DOPO: BASTA GUERRE  

Oggi 4 novembre 2015, 98° anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale,  comunemente detta Grande Guerra per le dimensioni del conflitto e per la gravità della perdita di vite umane (10 milioni di militari morti , alcuni milioni di civili morti e 20 milioni di feriti, invalidi e mutilati) e per questo motivo definita, in diversi periodi, dal Papa Benedetto XV  “orrenda carneficina”,suicidio dell’Europa civile” ed “inutile strage”,

NOI TUTTI dobbiamo riflettere sulle tragiche conseguenze di ogni guerra.

Facciamo in modo che questo giorno, nel quale si ricordano le vittime DELLE NOSTRE GUERRE, diventi  il momento in cui NOI TUTTI esprimiamo il nostro impegno sincero contro le guerra per operare concretamente per la Pace affinchè non ci siano più guerre, non ci siano più le persecuzioni, non ci siano più ingiustizie.

Pertanto, al nostro commosso omaggio alle vittime delle guerre deve seguire una concreta azione per la promozione della Pace in difesa della vita delle persone, soprattutto dei giovani, che sono le prime vittime.

Il modo migliore per onorare le vittime, militari e civili, delle guerre è  quello di impegnarsi attivamente per la Pace, per la collaborazione tra le Nazioni e per la giustizia sociale. Gli stessi  “caduti” ci chiedono di agire perché si affermi e si consolidi nel Mondo la Pace, affinchè non ci siano più guerre che non vanifichino inutilmente il sacrificio della loro vita.

Per affermare questi principi di Pace, facciamo riferimento al Principio Fondamentale enunciato dall’art. 11 della nostra Costituzione che stabilisce il ripudio della guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri Popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. 

Viva la Costituzione della nostra Repubblica !

 

[ discorso del Prof. Giorgio Giannini in occasione delle celebrazioni del 4 novembre  tenutesi in Cerveteri (Roma) ]

 

 

GIORNATA INTERNAZIONALE PER LA PACE

Il 21 Settembre si celebra la Giornata Internazionale per la Pace, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 30 novembre 1981 …Ricordiamo che non ci può essere Pace senza Giustizia, soprattutto la Giustizia Sociale, affinchè ogni essere umano  abbia i mezzi necessari per vivere dignitosamente.                                                                                          

                                                                                                                                                                              [ Giorgio Giannini ]

 

 

10 settembre 1943 - Porta San Paolo e la difesa di Roma

Il 10 settembre1943, la zona sud di Roma è teatro di uno degli episodi più drammatici ed eroici della Resistenza: la battaglia di Porta San Paolo: l'estremo, disperato tentativo da parte dei militari e dei civili italiani di opporsi all'occupazione tedesca della capitale avviata subito dopo l'annuncio dell'armistizio.

A seguito della caduta del fascismo e della formazione del governo Badoglio, nella capitale erano confluite alcune divisioni dell'esercito regio. Contemporaneamente i partiti di sinistra, tornati allo scoperto e appena tollerati dal nuovo presidente del consiglio, iniziarono ad organizzare i primi nuclei militari composti da militanti antifascisti, coordinati da una Giunta militare nata alla fine d’agosto e diretta dai comunisti Luigi Longo, Giorgio Amendola e Mauro Scoccimarro; dagli azionisti Riccardo Bauer, Ugo La Malfa ed Emilio Lussu; dai socialisti Pietro Nenni e Giuseppe Saragat.

Dunque, al momento dell'annuncio dell'armistizio, la sera dell'8 settembre, la possibilità di difendere la città dall'imminente attacco nazista non è da escludere. Ma all'alba del 9 il re         Vittorio Emanuele III, Badoglio e le autorità militari abbandonano Roma senza impartire nessuna direttiva precisa, lasciando l'esercito nella più assoluta incertezza.

Sin dalla notte dell'8 settembre avvengono combattimenti alla periferia della capitale: i militari italiani hanno la peggio e sono costretti a ritirarsi. La mattina del 10 una parte di questi si riunisce intorno a Porta San Paolo dove li attendono i civili giunti spontaneamente od organizzati dai partiti antifascisti. Si ritrovano così fianco a fianco, tra gli altri, i superstiti della Divisione «Granatieri di Sardegna», i Lancieri del battaglione «Genova Cavalleria», alcuni reparti della Divisione «Sassari» e moltissimi civili armati alla meglio.

Nonostante la schiacciante superiorità numerica e d’armamento delle truppe tedesche comandate dal maresciallo Kesselring, Il fronte resistenziale riesce ad attestarsi lungo le mura di Porta San Paolo, innalzando barricate e facendosi scudo delle vetture dei tram rovesciate.

Nel corso della battaglia si distinguono militari come il generale Giacomo Carboni, comandante del Corpo d'armata motocorazzato, che si prodiga nel tenere alto il morale dei soldati: manda i carabinieri a staccare i manifesti disfattisti che danno per imminenti le trattative con i tedeschi, fa spargere la notizia dello sbarco ad Ostia degli alleati e dell'arrivo a Roma delle divisioni «Ariete» e «Piave». Combattono valorosamente i tenenti colonnello Enzo Nisco e Franco Vannetti Donnini, i capitani Giulio Gasparri e Camillo Sabatini, i tenenti Francesco Saint-Just, Gino Nicoli, Guido Bertoni, Vincenzo Fioritto, il carrista Salvatore Lo Pizzo e tanti altri soldati.

Molti anche i civili che pagano con la morte il loro eroismo: l'operaio diciottenne Maurizio Cecati è colpito a morte mentre incita i suoi compagni alla lotta; il fruttivendolo Ricciotti che, finito il lavoro ai mercati generali, si era improvvisato eccezionale tiratore; muore colpito da una scheggia Raffaele Persichetti, professore di storia dell'arte al liceo classico «Visconti».  Persichetti sarà la prima medaglia d'oro della Resistenza.

 

(Complessivamente nella battaglia di Porta San Paolo muoiono 400 civili tra cui 43 donne.)

 

Molti anche i dirigenti dei partiti antifascisti presenti sul luogo della battaglia: tra gli altri, Luigi Longo, Antonello Trombadori e Fabrizio Onofri del PCI; Emilio Lussu e Ugo La Malfa del PdA; Sandro Pertini, Eugenio Colorni, Mario Zagari del PSIUP; Romualdo Chiesa e Adriano Ossicini del Movimento dei cattolici comunisti; il sindacalista socialista Bruno Buozzi.

Nel primo pomeriggio la resistenza è travolta dai mezzi corazzati tedeschi e il capo di stato maggiore della Divisione «Centauro», Leandro Giaccone, firma la resa a Frascati, presso il Quartier generale tedesco.

La battaglia di Porta San Paolo è considerata il vero e proprio esordio della Resistenza italiana e in lei si può misurare emblematicamente il comportamento dei vari protagonisti. Le istituzioni, la cui assenza è ben rappresentata dalla fuga del re e del governo; l'esercito, diviso tra chi sceglie di combattere e chi, come il vecchio maresciallo d'Italia Enrico Caviglia, tratta con il nemico; gli organi politici antifascisti, che imboccano decisamente la strada della lotta di liberazione con la costituzione del CCLN ; infine la popolazione, che, nonostante la paura, sceglie numerosa, almeno in questa occasione, la solidarietà antinazista contro l'indifferenza.

Nelle stesse ore, a centinaia di chilometri di distanza, si consuma un altro tragico episodio di eroismo italiano e di violenza nazista: il martirio del presidio militare di Cefalonia. 

 

(fonti: cd-rom "La Resistenza", Laterza multimedia e www.storiaXXIsecolo.it )              [ pubblicato da Administrator ]

 

 

 

COMUNICATO

Problemi tecnici, ormai risolti, hanno causato l'inattività di questo sito web e degli account su facebook del Circolo "Giustizia e libertà" di Roma.  Da questo mese di settembre 2015 riprende la consueta attività.

L'Amministratore

ID falsi - le libertà vengono in diverse forme e sapori

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