Ravensbrück - il lager delle donne

ANED E CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

 

Giovedì 21 aprile   ore 18

 

Casa Internazionale delle Donne, Via della Lungara, 19   Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presentazione di due libri:

"IL CIELO SOPRA L’INFERNO"    di Sarah Helm

"RAVENSBRÜCK"     di Ambra Laurenzi

 

Introduce

Francesca Koch,

Presidente Casa Internazionale delle Donne

 

Coordina

Carla Guidi

 

Intervengono

Anna Foa, Sarah Helm, Ambra Laurenzi

 

 

 

AMBRA LAURENZI -   libro fotografico e documentario “Ravensbrück. Il lager delle donne”

 

Situato nella regione del Brandeburgo, 80 Km a nord est di Berlino, il campo di Ravensbrück è stato costruito, tra i primi, nel 1939 per ospitare donne tedesche asociali e delinquenti comuni e, successivamente, donne dei paesi progressivamente occupati dai nazisti, zingare, ebree, oppositrici al regime, omosessuali, testimoni di Geova. 

A Ravensbrück  sono state immatricolate 132.000 donne e decine di migliaia di loro hanno perso la vita, eliminate tramite fucilazione o tramite camera a gas, oppure morte per malattia, stenti, lavoro, fame, freddo, o ancora a seguito degli esperimenti medici di cui erano le cavie.

 

La conoscenza e la Memoria di questo luogo, se pure negli anni ha conservato poco dell’originaria struttura concentrazionaria, può e deve essere un doveroso omaggio a tutte le donne che nel campo hanno sofferto e trovato la morte. Certamente un libro di immagini non può in alcun modo restituire qualcosa alla loro sofferenza, ma nel tentativo compiuto da Ambra Laurenzi c’è sicuramente l’impegno e la volontà di non dimenticarle e di non far dimenticare l’inferno di Ravensbrück.

 

Con l’inserimento di fotografie realizzate negli ultimi dieci anni, l’autrice ha scelto di privilegiare non tanto l’immagine storica del campo, ma la sua  contemporaneità attraverso le sensazioni che il luogo sollecita oggi, percorrendolo senza smarrire  il senso del tempo e degli eventi e ricercando nei segni il tratto dell’evocazione, oltre che la semplice evidenza.

La scelta narrativa deriva dalla convinzione che un luogo della Memoria debba essere percepito come testimonianza di una terribile pagina della storia, ancora in grado di interrogarci e di stimolare un viaggio interiore nella consapevolezza. In un percorso storico-narrativo omogeneo, il  libro si compone di immagini che, in alcuni momenti, si alternano e si confrontano con testi curati da Aldo Pavia, brevi frasi originali o tratte dalle testimonianze delle deportate. Una delle due sezioni conclusive è dedicata alle donne sopravvissute che, dopo aver creato nel 1948 un primo nucleo di ex-deportate appartenenti a quattro diverse nazioni, hanno costituito ufficialmente nel 1965, con l'iniziale partecipazione di 11 Paesi, il Comitato Internazionale di Ravensbrück,  che ancora oggi  persegue i suoi obiettivi.

La seconda sezione contiene una nota esplicativa del campo con alcune fotografie storiche.

 

Fotografa dal 1983 con particolare attenzione alla fotografia di narrazione.

E’ docente di Linguaggio Fotografico e Progettazione preso l’Istituto Europeo di Design, sede di Roma e ha tenuto seminari di Storia e Linguaggio fotografico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trieste. 

Ha  pubblicato il DVD Le Rose di Ravensbrück, Storia di deportate italiane, un racconto-documento del lager femminile di Ravensbrück, presentato in Germania, Austria e Ungheria.

Figlia e nipote di deportate politiche nel campo di concentramento di Ravensbrück, è delegata per l’Italia nel Comitato Internazionale di Ravensbrück, membro del Consiglio Nazionale dell’Aned Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi di concentramento nazisti e consigliere della sezione di Roma.

 

SARAH HELM- Libro -  IL CIELO SOPRA L’INFERNO Traduzione dall’inglese di  Francesca Prencipi - Newton Compton Editore

La drammatica storia vera  di Ravensbrück il campo di concentramento nazista per sole donne

MAGGIO 1939. Centinaia di donne – casalinghe, dottoresse, cantanti d’opera, politiche, prostitute –, provenienti da un carcere comune, raggiunsero prima in treno e poi su camion un luogo nascosto nei boschi a nord di Berlino. Attraversarono, poi, gli enormi cancelli di ferro tra gli insulti, le urla, i latrati dei cani e le percosse delle guardie. Erano le prime prigioniere di Ravensbrück, il nuovo campo di concentramento femminile “modello” ideato da Heinrich Himmler. In sei anni vi furono rinchiuse 130.000 donne, provenienti da più di venti Paesi in tutta Europa. Erano di diversa estrazione, nazionalità, credo politico; solo poche tra loro erano ebree: Ravensbrück serviva ai nazisti per eliminare tutti “gli esseri inferiori”. Zingare, esponenti della Resistenza, nemiche politiche vere o presunte, disabili, “pazze” dovettero sopportare privazioni, sevizie, malattie, lavori forzati, esperimenti “medici” ed esecuzioni sommarie. Negli ultimi mesi di guerra il lager divenne un campo di sterminio, perché era necessario far sparire in fretta “le prove” della sua reale funzione ed entro l’aprile del 1945 vi vennero trucidate tra le 30.000 e le 90.000 donne, molte con i loro bambini. Per anni, fino alla fine della Guerra Fredda, la verità su Ravensbrück è rimasta nascosta. Grazie a interviste esclusive e documenti inediti, Sarah Helm ci offre una vivida ricostruzione e una testimonianza indimenticabile di uno dei capitoli più tristi della nostra Storia.

Sarah Helm, già redattrice del «Sunday Times» e corrispondente estera dell’«Independent», attualmente collabora con diverse testate. È autrice della biografia A Life in Secrets: Vera Atkins and the Missing Agents of WWII e di un’opera teatrale sulla guerra in Iraq, Loyalty. Vive a Londra con il marito e le figlie.

 

Anna Foa -  ha insegnato storia moderna all’Università “La Sapienza” di Roma e ha inoltre tenuto corsi al Corso Superiore di Studi Ebraici, alla Hebrew University di Gerusalemme e all’Università Gregoriana. Si è occupata principalmente di storia sociale e culturale della prima età moderna, di didattica della storia  e di storia degli ebrei. Tra i suoi libri: Ebrei  in Europa dalla Peste Nera  all’Emancipazione (Laterza  1992,1999), Giordano Bruno (Il Mulino 1998, 2015), Eretici, storie di streghe, ebrei e convertiti (Il Mulino 2004, 2010), Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento(Laterza 2009), Portico d’Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del 1943, (Laterza 2013), Andar per ghetti e giudecche (Il Mulino 2014). Collabora a Pagine Ebraiche, L’Avvenire, L’Osservatore Romano.

 

Carla Guidi – giornalista e autrice di pubblicazioni sulla memoria e sull’ecologia. Ha insegnato Disegno e storia dell’Arte alle scuole superiori ed organizzato svariate presentazioni, mostre  e convegni.

Tra i suoi libri -  Operazione balena - Unternehmen Walfisch (sul rastrellamento nazista del 17 aprile 1944 al Quadraro)  Terza edizione Edilazio 2013 arricchite con nuovi documenti e presentazione al testo di Aldo Pavia. Un ragazzo chiamato Anzio sulle vicende dello sbarco del 1944,  seconda edizione Arduino Sacco editore 2013, postfazione di Vera Michelin Salomon.

                            

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L’IDENTITA’ RESISTENZIALE DEL QUADRARO E DINTORNI

ETICA Associazione

Invita alla conferenza

L’IDENTITA’ RESISTENZIALE DEL QUADRARO E DINTORNI

 

Il giorno 18 aprile 2016 alle ore 17 c/o il CIRCOLO BOCCIOFILO

“MONTE del GRANO” – via Asconio Pediano n. 13 – Roma

 

Relatori: 

Davide Conti, storico, consulente dell'Archivio Storico del Senato della Repubblica.

Carla Guidi, giornalista ed autrice del libro “Operazione balena/Unternehmen Walfisch - Roma 17 aprile 1944, nazifascisti al Quadraro”

 

Presenta: 

Massimo De Simoni Presidente Associazione Etica

 

Nel corso della serata il cantautore Amedeo Morrone eseguirà alcune sue composizioni e brani resistenziali alla chitarra.

 

Proiezione delle foto del territorio (CD allegato al libro) di Valter Sambucini

 

 

 

In memoria del forte radicamento sociale e dell’ampio sostegno di cui la Resistenza ha goduto nei quartieri dell'VIII Zona, l'ultima delle divisioni con le quali i movimenti della Resistenza avevano diviso il distretto romano, cioè quella parte di territorio compresa tra le vie Prenestina, Casilina e Tuscolana, credendo fermamente che non solo i grandi eventi ci diano la percezione di un’epoca. La conformazione territoriale ed umana hanno il sapore dell’identità di un luogo, luoghi periferici ma gli unici allora dove si respirava, nonostante tutto, un’atmosfera di effettiva libertà, quella “partecipazione di massa come vera resistenza di base che non si sottometteva alla violenza ma vi si opponeva attivamente” citando il libro di Rosario Bentivegna “Achtuhg banditen!”

 

Nell'VIII Zona si formarono organizzazioni partigiane importanti ed attive aderenti a vario titolo al Movimento Comunista d’Italia, anche denominato Bandiera Rossa dal nome dell’omonimo giornale, stampato proprio in una grotta al Quadraro. Queste non facevano parte del CLN ma diedero un grande contributo di lotta e di sangue alla Resistenza. Non solo quindi la conformazione del territorio permise azioni strategiche; il Quadraro, Centocelle, Cinecittà, Alessandrino, Tuscolano, Pietralata, Tor Pignattara, Borgata Gordiani divennero, sotto l’occupazione nazista, presto la frontiera oltre la quale i tedeschi ed i loro servi fascisti temevano addirittura di avventurarsi.

“Nell’Operazione Balena (Unternehmen Walfisch) confluirono più interessi e più rabbiose motivazioni da parte dei nazisti. Non fu, come potrebbe sembrare dalla destinazione finale degli uomini deportati, un rastrellamento al solo scopo di recuperare forza lavoro a basso prezzo. Fu certamente, dal momento che vide impegnato la SS Herbert Kappler (il responsabile della Gestapo a Roma) un’operazione politica, tesa a sottrarre aria e linfa alla Resistenza che, nelle periferie e nelle borgate, trovava solidarietà, aiuto, partecipazione, rifugio. Nel suo libro di memorie, Eitel Moellhausen, console tedesco a Roma, ha scritto che Kappler era rimasto colpito dalla fermezza dei romani e che, di conseguenza, ogni suo atto repressivo doveva essere visto come una vera operazione di guerra nei confronti di una popolazione che aveva aperta ostilità nei confronti dei tedeschi.

Ed il Quadraro era un vero, pericoloso “nido di vespe”. Un nido sicuro per i GAP, una base di partenza per continue, insistite operazioni di sabotaggio nei confronti delle colonne di uomini e di rifornimenti che i nazisti inviavano al fronte di Anzio e di Cassino.” (Dalla presentazione di Aldo Pavia al libro “Operazione balena/Unternehmen Walfisch di Carla Guidi)

 

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24 Marzo 1944 - L'ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE

 

Mercoledì 23 marzo alle ore 18:30

 

presso la biblioteca "Nelson Mandela", Via La Spezia 21 - Roma

 

In ricordo dell’eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944

 

Proiezione del film:   "ROMA UNA BREVE ETERNITÀ"   di   Vittorio Pavoncello

 

                          interverranno:

Valerio Ceva Grimaldi         giornalista

Lolita Gulimanoska             psicoterapeuta

Gianfranco Pannone           regista

Giuseppe Mogavero           Museo Storico della Liberazione

 

                       saranno presenti:

                                                                                   la protagonista             Beatrice Palme

                                                                                   il regista                        Vittorio Pavoncello

 

 

L’eccidio delle Fosse Ardeatine, oltre alle sue commemorazioni, ha continuato a far parlare di sé anche a guerra finita per le diverse responsabilità che ebbero i suoi protagonisti. I partigiani ritenuti da alcuni colpevoli e ben consapevoli di suscitare con la loro azione una rappresaglia, alle SS naziste che la eseguirono con rapidità e scrupolo, fino a superare di ben cinque unità il rapporto di dieci italiani da uccidere per ogni tedesco morto, ammazzando alla fine 335 innocenti.   Nel 2013 la storia non ha smesso di riattizzare i suoi ricordi e suscitare problemi nel presente, quando, con la morte del Capitano delle SS Ernst Priebke l’allora sindaco Marino rifiutò di dare sepoltura, nella città di Roma, al criminale nazista. Vivaci polemiche ha sempre suscitato anche la razzia e la deportazione di 1024 ebrei dall’ex ghetto di Roma, incursione annunciata e preceduta dal triste e famoso episodio dei 50 chili d’oro. Si sapeva quello che avrebbero fatto i nazisti a Roma? Qualcuno sapeva e taceva, oppure si sapeva e si sperava che non sarebbe accaduto? Sono molti i quesiti ai quali, con un film e con l’intervento di notevoli relatori, nel commemorare l’eccidio delle Fosse Ardeatine si cercherà di dare se non proprio una risposta esaustiva almeno una contemporanea interpretazione dei fatti.

 


Trama del film: Una psicoanalista riceve diverse sessioni di pazienti. I nove mesi di occupazione nazista di Roma le vengono narrati attraverso un passato difficile, nel quale alcuni ancora si perdono e in cui sarà trascinata la stessa psicoanalista. La storia intesa come memoria privata e come inconscio collettivo, che si tradurrà in un finale in cui la guerra e il razzismo emergono come una vicenda non ancora risolta.

 

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La riforma della Costituzione

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Il Circolo “Giustizia e Libertà” di Roma, nell’ambito di un programma di educazione politica, Vi invita a partecipare ad un interessante dibattito sul tema

 

                                                                                                      “LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE”

 

 mercoledì 30 marzo 2016, alle ore 17:30 nella sede del Circolo in Via Andrea Doria n. 79 (sc.B), [fermata Metro A/Cipro] - Roma,

 

Relatori:

Prof. Augusto Cerri, Docente di Istituzioni di Diritto Pubblico - Facoltà di Giurisprudenza - Università “La Sapienza” di Roma

Prof. Carlo Ricotti, Docente di Storia delle Istituzioni Politiche e Amministrative - Facoltà di Scienze Politiche - Università “Luiss” di Roma

 

Introduce:                 Ing. Guido Albertelli           Presidente del Circolo

Moderatore:              Salvatore Rondello             consigliere del Circolo

                                                                                                                                           

                                                                                                                                           [ pubblicato a cura di Administrator ]

Rinnovo Iscrizioni Circolo "Giustizia e Libertà" - anno 2016

Per il rinnovo, corrente anno 2016, della iscrizione al Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma si avverte che per effettuare il relativo versamento sono state cambiate le coordinate bancarie, pertanto, a far data da oggi si invita a servirsi del nuovo IBAN.

Per ulteriori informazioni cliccare sul link "ISCRIZIONE GL".

Il Presidente

                                                                                                                             Dott. Guido Albertelli

                                                                                                                                                               Roma, 22 febbraio 2016

Personaggi del '900 - PIERO GOBETTI

Piero Gobetti,  un’intuizione lunga 70 anni

di Nicola Tranfaglia    -    [ tratto da “ Il Fatto Quotidiano “ ]

 

E’ stata purtroppo molto "breve” l’esistenza del torinese Piero Gobetti,nato nell'ex capitale piemontese il 19 giugno 1901 e morto il 15 febbraio 1926 in una clinica di Neully-sur Seine a Parigi e sepolto al cimitero degli stranieri al Pére Lachaise. In 25 anni di vita bruciante e frenetica che segnano per il nostro Paese prima la vittoria e poi il consolidamento della dittatura di Benito Mussolini, destinata a crollare alla fine della seconda guerra mondiale, Piero Gobetti mostra quello che lui stesso riassume in un frammento autobiografico scritto prima di morire: "Credo di poter riconoscere le mie qualità più innate in una formidabile aridezza e in una non meno inesorabile volontà. L'aridezza rappresenta insieme la mia passività e la mia misura, la mia serenità e l'ironia. Tutto ciò che di tragico vi può essere nella mia vita si riferisce invece alla mia volontà”.

Dove si può trovare la straordinaria attualità politica e culturale di quel giovane uomo? Un uomo che per sette anni, dai diciassette anni del 1918, fine del grande conflitto, che lo videro fondare la rivista Energie Nove al 1920 in cui si laureò in Giurisprudenza con una tesi-libro sulla "Filosofia politica di Vittorio Alfieri" e fondò Rivoluzione liberale al 1922 in cui uscì il suo saggio migliore su La lotta politica in Italia, più noto con il titolo di Rivoluzione liberale, al 1924 in cui fondò la terza rivista Il Baretti e poi alla decisione obbligata di andare in esilio perché Mussolini aveva detto che "quel cervello non doveva più funzionare".

I due grandi intellettuali decisivi per la formazione di Gobetti furono lo storico pugliese Gaetano Salvemini e l'economista piemontese Luigi Einaudi. Di Benedetto Croce e del suo idealismo storicistico risente l'influenza come della concezione antagonistica e conflittuale della storia e del liberalismo anti statalistico di Luigi Einaudi percepisce sicuramente il fascino e la novità di fronte al liberalismo statalistico e immobilistico che si era affermato con l'unificazione nazionale.

Ed è già un liberale quando, proprio nel biennio 1919-1920, diviene prima amico del leader dell'Ordine Nuovo e quindi per due anni critico teatrale del settimanale torinese e del marxismo di Gramsci accetta l'idea centrale della lotta di classe come motore della storia senza per questo mettere in discussione, fino all'ultimo, la concezione liberale della società e l'importanza delle libertà civili e politiche che la dittatura fascista prima critica e quindi abolisce. Gobetti, dopo essere stato negli anni precedenti, un animatore della Lega salveminiana nata nel 1919 intorno alla rivista L'Unità, raccoglie intorno alla Rivoluzione liberale un numero largo e importante di ex collaboratori de La Voce di Prezzolini e del l'Unità di Salvemini: da Giovanni Amendola a Vilfredo Pareto, da Mario Missiroli, futuro direttore del Corriere della Sera, da Gaetano Mosca a Guido De Ruggiero, da Luigi Einaudi ad Augusto Monti e ai più giovani Carlo Rosselli, il fondatore del socialismo liberale nel XX secolo, a Guido Dorso, l'autore de La rivoluzione meridionale a Max Ascoli, da Carlo Levi, l'autore di Cristo si è fermato ad Eboli ad Emilio Lussu, uno dei capi del movimento di Giustizia e Libertà e del successivo ed effimero Partito di Azione al poeta Giovanni Montale, al fondatore del Partito popolare italiano, il siciliano Luigi Sturzo allo storico della letteratura italiana Natalino Sapegno. Dopo la sua morte di Gobetti apparirà l'altro saggio importante che aveva scritto e che si intitola Risorgimento senza eroi. Per Gobetti la definizione migliore del fascismo mussoliniano è "l'autobiografia della nazione" e, dopo i tormentati settanta anni di repubblica, è difficile non dargli, almeno in parte, ragione.

                                                                                              [ pubblicato da Administrator ]

 

 

ID falsi - le libertà vengono in diverse forme e sapori

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