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Ferruccio Parri
presenzia la nascita del Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma
(1948)
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ATTUALITA'
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 LUCI E
STENDARDI DEL CIRCOLO
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Roma 2 Marzo 2010
PER IL 25 APRILE A ROMA
Lo scandalo della Protezione Civile offende una parte della nostra coscienza, la più intima, la più trasparente, quella del sentimento, comune a tutti, della solidarietà per chi è colpito da un evento naturale imprevedibile e doloroso. La natura colpisce gli indifesi nella loro vita, nei loro beni e nel loro territori.
Il loro dolore è anche un pò nostro e tutto quello che lo Stato fa negli interventi necessari trova il nostro favore senza riserve. Le nostre offerte o le disponibilità dei volontari contengono questo spirito innocente.
Ora l’ombra del dubbio invade le rovine del terremoto e le frane delle alluvioni. Il dubbio che qualcuno
abbia deliberatamente offeso per interesse chi ha sofferto per gli eventi e chi è stato loro vicino.
E’ un delitto di ,lesa maestà. La maestà del dolore diretto ed indiretto. Cosa diremo ai bambini aquilani senza scuola o ai nostri figli piccoli che hanno voluto con il loro sguardo limpido che mandassimo anche noi con il cellulare un contributo? Forse che anche quella piccola parte immacolata di noi è stata macchiata?
Non è vero che il nostro Paese è perduto. E’ venuto il momento di dimostrare il nostro sdegno e la nostra reazione.
Se i truffatori al potere entrando nei loro magnifici uffici hanno per prima cosa messo la moralità nell’armadio, dovranno pagare. E duramente quella parte di essi che hanno lucrato con atti di sciacallaggio infame.
I cittadini devono far sentire la loro voce. Devono unirsi in una grande manifestazione che rappresenti una svolta efficace e simbolica.
Il Circolo Giustizia e Libertà è vicino a quelle Associazioni della Memoria che vogliono che il 25 aprile 2010 riunisca per una volta insieme in un corteo tutte le espressioni della società civile, il popolo Viola, quello di Beppe Grillo e dei Movimenti, il popolo di Facebook, i precari, i sindacati, gli studenti, le Associazioni di Volontariato e quelle dei partigiani.
E' l’ora di una nuova Resistenza che lotti per il ripristino della legalità. E’ il momento di gridare la volontà di liberazione dalla corruzione nel nome degli ideali di un passato nobile.
IL 25 APRILE E’ IL GIORNO GIUSTO.
Guido Albertelli
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Roma 18 febbraio 2010
LA MORALITA’ DENTRO L’ARMADIO
Lo scandalo della Protezione Civile offende una parte della nostra coscienza, la più intima, la più trasparente,quella del sentimento, comune a tutti, della solidarietà per chi è colpito da un evento naturale imprevedibile e doloroso. La natura colpisce gli indifesi nella loro vita, nei loro beni e nel loro territori.
Il loro dolore è anche un pò nostro e tutto quello che lo Stato fa negli interventi necessari trova il nostro favore senza riserve. Le nostre offerte o le disponibilità dei volontari contengono questo spirito innocente.
Ora l’ombra del dubbio invade le rovine del terremoto e le frane delle alluvioni. Il dubbio che qualcuno
abbia deliberatamente offeso per interesse chi ha sofferto per gli eventi e chi è stato loro vicino.
E’ un delitto di ,lesa maestà. La maestà del dolore diretto ed indiretto. Cosa diremo ai bambini senza scuola o ai nostri figli piccoli che hanno voluto con il loro sguardo limpido che mandassimo anche noi con il cellulare un contributo? Forse che anche quella piccola parte immacolata di noi è stata macchiata?
Non è vero che il nostro Paese è perduto. E’ venuto il momento di dimostrare il nostro sdegno e la nostra reazione.
Se i truffatori al potere entrando nei loro magnifici uffici hanno per prima cosa messo la moralità nell’armadio, dovranno pagare. E duramente quella parte di essi che hanno lucrato con atti di sciacallaggio infame. Le carceri, dove i colpevoli devono a lungo piangere lacrime amare, devono aprirsi ai loro complici e protettori perché in questo caso la magistratura deve essere senza pietà verso tutti i collusi.
I cittadini devono far sentire la loro voce. Devono unirsi in una grande manifestazione che rappresenti una svolta efficace e simbolica. Per una volta insieme tutte le espressioni della società civile, il popolo Viola,
quello di Beppe Grillo e dei Movimenti, le Associazioni di Volontariato, le Onlus e quelle della Memoria.
E’ l’ora di lanciare virtualmente le nostre “monetine” ai ladri ed ai compari di una politica sporca.
Guido Albertelli
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Roma 11 febbraio 2010
Da Repubblica dell'8 febbraio u.s. pubblichiamo una lettera di BENIAMINO PLACIDO,
recentemente scomparso,scritta alla figlia,dal titolo:
"QUANDO SOGNAVAMO GIUSTIZIA E LIBERTÀ"
Carissima Barbara, ho voglia di raccontarti tantissime cose (due o tre almeno)
ma non so da che parte incominciare. Comincerò allora con un fatto antico,
antichissimo, quasi un episodio d' infanzia: che potrebbe, dovrebbe (vorrebbe?)
commuoverti. Nei primissimi anni del dopoguerra c' era in Italia una cosa
bellissima: il Partito d' Azione. In Lucania l' aveva fondato zio Valentino, con
altri giovani antifascisti. Altri antifascisti - giovani o meno giovani - l'
avevano fondato in tutta Italia. Il Partito d' Azione veniva fuori da una
tradizione degnissima. Dal gruppo di "Giustizia e Libertà"; che era stato
fondato da Carlo e Nello Rosselli, due meravigliosi antifascisti fiorentini, che
il Fascismo aveva fatto uccidere: esuli in Francia. Il Partito d' Azione è stato
l' unico gruppo politico organizzato a fare del vero attivo antifascismo,
durante il ventennio, accanto al Pci. I suoi rappresentati avevano fondato il
Non Mollare, quando tutti mollavano. Poi andarono, uno dopo l' altro, in galera
e ci rimasero per un bel po' . Ernesto Rossi, l' economista ( autore di Abolire
la miseria; I padroni del vapore, Settimo non rubare) anche per tredici anni di
fila. Chi ha fatto la resistenza? Due gruppi politici: i comunisti e gli
"azionisti" (che venivano anche chiamati sprezzantemente "visipallidi" perché
non avevano la faccia contenta e biscottata alla Berlusconi). In che cosa gli
"azionisti" erano diversi dai comunisti? In questo: volevano la Giustizia, ma
volevano anche la Libertà. Benedetto Croce diceva che non era possibile. Che se
tu vuoi proprio la Giustizia, l' Uguaglianza, finirai fatalmente col rinunciare
alla libertà. Farai la fine della Russia di Stalin. Gli "azionisti" erano
fermamente avversi alla Russia di Stalin.(SEGUE IN OPINIONI E LETTERE)
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Roma, 27 gennaio 2010
LA GRANDE MEMORIA
Oggi il mondo ricorderà. Il più triste dei ricordi è quello della Shoah, la tragedia simbolo della violenza su un popolo innocente. Ieri, in una scuola nella quale la ricordavo agli studenti, un’alunna, guardando un filmato su Auschwizt, è stata colta da un pianto irrefrenabile. Anche i giovani hanno un cuore sensibile.
Sono passati oltre sessant’anni da quell’avvenimento e non esiste possibilità di negazione ne validità di revisione. Ai tempi dell’accaduto molti furono coloro che sapendo furono indifferenti o fecero finta di non sapere e molti Stati in guerra non reagirono a quegli orrori indicibili. Anche il Papa del tempo non fece suonare per protesta tutte le campane delle Chiese di Roma per far sentire al mondo il proprio sdegno ma scelse la via di un silenzio che giustamente gli ebrei non possono perdonare.
Molti degli scampati dai luoghi di sterminio non vogliono parlare ma il dolore indelebile si vede nei loro occhi. Uno di questi, sollecitato da me a dire qualcosa, si scoprì il braccio e mi disse “Vede questo numero,
è inferiore di uno a quello di mio padre e maggiore di uno rispetto a quello di mio fratello. Questi due numeri non esistono più. Sono volati su dal camino”. E’ per questo che non si può non voler bene agli ebrei che hanno sofferto per noi.
Desidero ricordare in questo sereno giorno di purificazione morale anche gli avversari del nazifascismo che morirono nei lager, nelle carceri, al confino, in esilio e sulle montagne. Essi avevano scelto una lotta per la libertà quasi impossibile. Si erano dedicati di fatto alla morte e non l’avevano subita come gli ebrei. La violenza li ha accomunati.
Tutto dobbiamo a quello che eravamo. Chi non ha radici e tradizioni nella difficile società di oggi
sarà leggero nel vento che verrà.
Guido Albertelli
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