In ricordo della prematura scomparsa di Fabio Galluccio

La  Presidenza, i Consiglieri ed i Soci del Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma, apprendendo la prematura scomparsa di Fabio Galluccio, consigliere di questo Circolo, partecipano al cordoglio dei familiari. 
 
Fabio Galluccio lo ricordiamo per il Suo impegno civile contro le ingiustizie nazi-fasciste e per un'Italia più democratica e partecipativa, ispirato dagli ideali del movimento "Giustizia e Libertà" dei Fratelli Rosselli.
 
Il contributo di Fabio rimane ai posteri nelle sue opere pubblicate: 'I lager in Italia - del 2003; L'ultima notte - del 2005; Sessantotto - del 2014 e Indagine su Eichmann - del 2018".
 
Con rammarico questo Circolo comunica che , al momento, a causa dell'emergenza sanitaria in atto, non è possibile indicare alcuna data certa per le onoranze funebri.
Roma, 14 marzo 2020 
                                                                                               Il Presidente
                                                                                          Salvatore  Rondello
 
                                                                                                                                                                                                                                  [pubblicato da Administrator]

Pagare il conto al criminale nazista Erich Priebke

Il Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma esprime piena solidarietà a Valter Vecellio per questa assurda ingiustizia che si aggiunge ad altre ingiustizie ben note che hanno ferito e continuano a ferire l'umanità.

 

 (a seguire l'articolo di Valter Vecellio pubblicato sul giornale "AVANTI" - online il 2 Marzo 2020)

 

Mi avessero sorpreso a rubare, mi sarei vergognato di meno. Mi avessero detto: fattene una ragione, è una legge del cavolo, ma è la legge; faremo di tutto per mutarla, ma fino a quando è in vigore ti devi sottomettere… Ecco, l’avrei accettato, non avrei fiatato.

No, invece: alla mia domanda, rivolta in dieci, venti comunicazioni, silenzio, indifferenza. Silenzio e indifferenza della presidenza del Senato, della presidenza della Camera dei deputati, del ministro della Giustizia, di tutti i leader di partito presenti in Parlamento. Silenzio e indifferenza da parte di quelle istituzioni nelle quali sentivo il dovere di credere, e che mi hanno, letteralmente, tradito, umiliato, oltraggiato.

Questa mattina mi sono presentato all’ufficio postale con un bollettino e versato trecento e passa euro sul conto intestato all’Agenzia delle Entrate. Per saldare non un mio debito; è la somma che allo Stato italiano deve un criminale nazista condannato in sede definitiva all’ergastolo perché giudicato tra i colpevoli dell’orrendo eccidio alle Fosse Ardeatine.

Ho pagato; e pagando mi sono dimesso, dopo una sessantina d’anni di onorevole servizio, da cittadino; sono entrato a far parte della folta comunità dei sudditi.

La storia che mi vede mio malgrado protagonista non so bene come definirla: grottesca? Comica? Di ordinaria, burocratica, miopia? Fate voi. Io sono soprattutto offeso dal silenzio e dalla pervicace indifferenza che ho registrato da parte di coloro che avrebbero dovuto darmi almeno una parola di spiegazione. Con il loro silenzio, con la loro indifferenza, mi hanno detto, chiaro e tondo: fottiti, noi ce ne freghiamo.

La storia comincia nell’ormai lontano 1996. Il 1 agosto di quell’anno una corte di giustizia italiana, pur riconoscendo le responsabilità dell’ex capitano delle SS Erich Priebke per quel che riguarda l’eccidio alle Fosse Ardeatine, ritiene di applicare le attenuanti generiche, e dichiara di “non doversi procedere, essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione”; ne ordina l’immediata scarcerazione. Una sentenza accolta con grande indignazione dai familiari delle vittime, dalla comunità ebraica di Roma, dalla Roma civile e democratica. La pacifica protesta attorno alla sede del tribunale militare, si protrae fio a notte fonda. Interviene il ministro della Giustizia di allora, Giovanni Maria Flick, che riesce a trovare una norma che blocca l’iter di scarcerazione, e dispone un nuovo processo. Priebke viene infine condannato all’ergastolo; lo sconta in parte nel carcere militare, poi ai domiciliari, in un appartamento che gli viene messo a disposizione da un suo simpatizzante. Ai domiciliari Priebke resta fino a quando non sopraggiunge la morte, l’11 ottobre 2013.

Priebke non dimentica quella manifestazione del 1 agosto 1996: si ritiene vittima di una sorta di sequestro di persona, e – con i suoi legali – individua in Pacifici e in chi scrive, gli organizzatori del sequestro. Ci troviamo indagati, finiamo sotto processo. Curioso: il magistrato non si dà neppure pena di interrogarci, di conoscere la nostra versione. Si arriva così al processo. Assolti in primo grado, nel successivo, e in Cassazione. Pago di tasca mia l’avvocato che mi ha difeso, non chiedo un centesimo di risarcimento per il danno che la vicenda mi ha procurato: con Priebke non voglio aver nulla a che spartire, avere da simile individuo anche un solo centesimo mi avrebbe provocato l’orticaria. Priebke, in quanto querelante-soccombente è condannato a pagare le spese processuali. Per quel che mi riguarda la vicenda finisce.

Passano gli anni; nel maggio 2013 mi viene recapitata una busta, con l’ingiunzione a pagare 285 euro per spese processuali. Chiedo chiarimenti; come mai mi si chiede di pagare al posto di chi ha perso, ed è stato condannato? A questo punto il dialogo si fa surreale: “Priebke risulta nullatenente, dunque anche se voi avete vinto la causa, dovete pagare. Lo Stato non può andare in perdita. Però, dopo, se vuole, lei si può rivalere nei confronti di Priebke”.

Non è questione di alcune centinaia di euro; è questione di principio. In generale, perché non mi sembra giusto che chi viene assolto debba far fronte a spese che chi è condannato non paga; nello specifico: un nazista mi perseguita, e alla fine devo pagare al suo posto, pur essendo messo nero su bianco che non sono colpevole di nulla? Roba da matti.

Sono, politicamente parlando, allievo della scuola di Marco Pannella, radicale da quando indossavo i calzoni corti. Inerme, ma non inerte. Sollevo mediaticamente il caso. Se ne occupano giornali e televisioni. Trascorrono un paio di giorni, colleziono un robusto dossier di reazioni e dichiarazioni indignate e stupite. Infine la notizia: un anonimo benefattore decide di pagare lui, le spese processuali. E’ evidente che qualcuno ha pensato di metterci una toppa in questo modo. Grazie, “anonimo”. Non ci penso più.

Storia chiusa? No. Qualche mese fa nuova busta dell’Agenzia delle entrate-riscossione”, con un papiro di carte che non finisce mai; il cui succo è in un bollettino, che mi invita a pagare 291 euro e 21 centesimi entro sessanta giorni dalla notifica: “277.02 controllo tasse e imposte indirette anno 2007; 8.31 oneri di riscossione spettanti a Agenzia delle entrate-Riscossione; 5,88 diritti di notifica spettanti a Agenzia delle entrate-Riscossione”.

E “l’anonimo benefattore”? Evidentemente non è mai esistito; se lo sono inventati per tacitarci nei giorni della polemica. Ammirevole, non c’è che dire, l’“Agenzia delle entrate-Riscossione”, che tace, ma implacabile non dimentica: e torna a farsi viva, sei anni dopo la prima ingiunzione; ventitré anni dopo la notte del presunto sequestro; una dozzina d’anni dopo che tre sentenze “in nome del popolo italiano” hanno certificato che quel sequestro non c’era stato, e che comunque né Riccardo Pacifici né io siamo colpevoli di alcunché.

Torno a sollevare mediaticamente la questione. Il presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Beppe Giulietti, l’USIGRAI con i suoi dirigenti, altri colleghi (non troppi, a dire il vero) si schierano al mio fianco, esprimono solidarietà e vicinanza. La più cara e preziosa e’ quella della presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello: “Mi auguro sinceramente che le istituzioni e le autorità sappiano comprendere quanto gravi possono essere gli effetti e le ricadute di questa stortura giudiziaria e riportare nei giusti canali il messaggio che la memoria di una società democratica e civile deve diffondere. Per questa ragione ci siamo offerti di pagare noi le spese, affinché diventi ancora più evidente l’assurdità di questa decisione”.

Credo che Ruth e la Comunità abbiano pienamente colto la gravità della cosa: credo che si debba riflettere su quanto hanno colto con esattezza: “quanto gravi possono essere gli effetti e le ricadute di questa stortura giudiziaria”.

Sono in errore se la considero frutto di una burocrazia miope e venata di follia; esagero se considero una beffa, un oltraggio, un insulto, quanto mi è accaduto e accade?

Evidentemente, sì: sono in errore. Arriva la terza ingiunzione. A questo punto, basta: sono esausto. Hanno vinto loro. Ha vinto Priebke. Hanno vinto gli indifferenti, i silenziosi; quelli che potevano e non hanno mosso un dito, non hanno detto parola. Questa mattina ho pagato la cifra richiesta, con ulteriori 17 centesimi di mora. La considero un’estorsione. Un furto. Lo subisco e patisco. Versando quel denaro, ho provato rabbia, vergogna, indignazione. Mi sono dimesso da cittadino. Da questa mattina sono suddito.

Il nazista si è comportato da nazista qual era, fino in fondo. Ma gli altri, quelli che tutti i giorni mi chiedono di aver fiducia, di credere nei valori che dovrebbero incarnare e che dovrebbero essere di esempio per tutti: loro riescono a immaginare la rabbia, lo sdegno (e per buona educazione non uso altri termini), che provo nei loro confronti? Sono loro che mi hanno tradito, colpito alle spalle. Non li perdonerò mai, per questo.

 

P.s.: ringrazio la comunità ebraica di Roma che attraverso Ruth Dureghello si è offerta di pagare per me. No; che sia la comunità a pagare il debito di un nazista lo riterrei un ulteriore oltraggio. Dai miei amici della comunità accetto tutto, spezzerò sempre con loro il pane, ma questo proprio no. Quella somma molto meglio la destinino a qualche ente che sostiene e aiuta persone bisognose della comunità. Mi aiuterà a superare la rabbia e l’indignazione che mi cova dentro. Li ringrazio e li abbraccio.

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Presentazione del libro "L'Altra Moneta" di Antonino Galloni

 

 

 

           Il CIRCOLO "GIUSTIZIA E LIBERTA’ " di Roma

                             ha il piacere di invitarVi

               Mercoledì 26 febbraio 2020 alle ore 17:30

                        in Via Andrea Doria, 79  (sc.B)

                 al dibattito sul libro di Antonino Galloni

                                   “L’altra moneta”

Dialoga con l’autore:

Pierluigi Sorti – consigliere del Circolo

Introduce e modera:

Salvatore Rondello – Presidente del Circolo

Tutti i presenti potranno intervenire al dibattito nei limiti di tempo previsti.

                                [ pubblicato da Administrator ]

Presentazione del libro "L'Italia civile dei Rosselli"

IL  CIRCOLO GIUSTIZIA E LIBERTA

ha il piacere di invitarVi

Venerdì 14 febbraio 2020 alle ore 17:30

in Via Andrea Doria, 79 (sc.B) - Roma

                                                              alla presentazione del libro                           di Paolo Bagnoli 

“L’Italia civile dei Rosselli”

Oltre all’autore del libro, intervengono:

                                                            Giorgio Benvenuto – presidente della Fondazione Bruno Buozzi

Marco Cianca – giornalista

Patrizia Gabrielli – ordinario di storia contemporanea – Università di Siena

Salvatore Rondello – presidente del Circolo Giustizia e Libertà

                                                       [pubblicato da Administrator]

OLOCAUSTO... una poesia di Salvatore Rondello

Orrendi dolori

Ledono la vita

Offesa nel cuore.

Cadaveri umani,

Arsi vilmente,

Ustionano l’anima

Stravolta dal male.

Tremende storie

                                                          Oscurano l’umanità.

                                                                          [ 2019 - All rights reserved - © copyright Salvatore Rondello ]        [pubblicato da Administrator]

27/01/1945 - 27/01/2020... perchè non si perda il ricordo

 

 

 

NEL GIORNO DELLA MEMORIA

RICORDIAMO TUTTE LE VITTIME DELLA BARBARIE NAZISTA

Il 27 Gennaio 2020 ricorre il 75° Anniversario dell’abbattimento del cancello del Campo di sterminio di Auschwitz, la “fabbrica della morte”, dove sono stati trucidati dai nazisti oltre 1.500.000 di persone, lì deportate dal 1941 al 1944, soprattutto ebrei.

Venti anni fa, il 20 luglio 2000, è stata promulgata nel nostro Paese la Legge n. 211 che ha istituito il 27 gennaio di ogni anno come “Giorno della Memoria”.

Generalmente, in questo giorno, si ricordano le vittime della deportazione razziale, cioè i sei milioni di ebrei, ma è nostro dovere, morale e civile, ricordare anche tutte le altre vittime di quell’orrendo genocidio, pianificato dai nazisti, che per molti anni sono state “dimenticate”.

Infatti, oltre ai 6 milioni di Ebrei, sono stati eliminati dai nazisti:  500.000 Rom e Sinti;10.000 Omosessuali; 10.000 Testimoni di Geova; oltre 30.000 Deportati politici (antifascisti) italiani; oltre 3 milioni di Prigionieri di guerra sovietici; circa 35.000 Internati Militari Italiani (IMI), catturati dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 ed internati nei Campi di concentramento in Germania e Polonia senza le garanzie per i Prigionieri di guerra stabilite dalla Convenzione di Ginevra.  

Inoltre sono stati uccisi in Germania dal 1939 al 1941, con la cosiddetta Action T4, almeno 70.000 malati incurabili,psichici e disabili, di cui più di 5.000 bambini, perché i trucidati erano considerate “vite indegne di essere vissute” ed “improduttivi” e dunque erano un peso economico e sociale per il Terzo Reichnazista.

Il 12 febbraio 2019 è stato presentato al Senato dalla Sen. De Petris (come era stato nelle due precedenti Legislature) il Disegno di legge n. 1058 per integrare la Legge 211 del 2000, prevedendo di ricordare ufficialmente, nel Giorno della Memoria, anche tutte le altre vittime delle persecuzioni etniche, sessuali, religiose e sociali, attuate dalla barbarie nazista. 

                                                    [ Giorgio Giannini ]                              [pubblicato da Administrator] 

 

 

ID falsi - le libertà vengono in diverse forme e sapori

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