Commemorazione Eccidio Fosse Ardeatine [comunicato]

Mercoledì  25  marzo  2015,  ore 17:30

 

- Casa della Memoria e della Storia -

Via San Francesco di Sales  5

 

                            

L’ANPPIA di Roma ha organizzato, in occasione della ricorrenza della Strage Nazi-fascista delle Fosse Ardeatine, l’incontro

 Fosse Ardeatine: storia infinita

Introduce

Guido Albertelli -   Presidente Nazionale ANPPIA

coordina

Claudio Fano -  Presidente ANPPIA Roma

 

   Intervengono

   Paolo Masini 

   (assessore alla Scuole e alle Politiche della Memoria Comune di Roma)  

   Stefania Limiti 

   (scrittrice)     parlerà della “Fuga di Kappler” dall’Italia

   Antonietta Corea 

    (direttore del Liceo Ginnasio Pilo Albertelli)    illustrerà il suo impegno verso gli allievi in merito alla trasmissione della memoria

                                                  Alcuni figli dei caduti presenti in aula ci racconteranno alcuni momenti della loro vita

 

[ pubblicato da Administrator ]

24 MARZO 1944 - La strage nazi-fascista delle Fosse Ardeatine

“ Il 23 marzo 1944 una colonna di S.S. tedesche di passaggio per via Rasella veniva attaccata da un gruppo di patrioti. 32 tedeschi vi lasciarono la vita. Il giorno seguente pressa poco alla stessa ora centinaia dì detenuti politici venivano fatti affluire al pianterreno di Regina Coeli. Molti di essi vennero chiamati dalle loro celle con il pretesto che sarebbero stati messi in libertà o portati al lavoro obbligatorio. Tuttavia, allorché ciascuno fu obbligato a spogliarsi della giacca e del cappotto e le mani furono legate dietro la schiena, pochi si fecero illusioni sulla vera destinazione e sulla propria sorte. Furono avviati sugli autocarri che stazionavano fuori del carcere e di lì furono trasportati a certe vecchie cave nei pressi delle catacombe di S. Callisto. 
Che cosa accadde effettivamente in quel luogo alla fine di quel giorno ed il giorno seguente possiamo dirlo solo con una certa approssimazione: molte cose si possono immaginare su quell’ammasso di salme in stato di avanzata decomposizione riesumate alcuni mesi dopo la liberazione dì Roma. Secondo quanto è stato accertato gli ostaggi furono uccisi uno per uno o forse a gruppi, quindi le entrate delle cave furono fatte saltare in aria ed il luogo rimase desolato fino all'arrivo degli Alleati. 
Ricorre in questi giorni il primo anniversario della strage delle Fosse Ardeatine. A distanza di un anno il dolore delle famiglie si è rassegnato e quanto di inaudita ferocia e di infamia aveva l'avvenimento è quasi passato in seconda linea nelle nostre considerazioni. 
Il destino dei grandi fatti umani è proprio questo: di perdere a poco la volta quei caratteri crudi e spietati per imporsi nel loro intimo significato alla spirito, per divenire espressione del travaglio e della fatica umana. 
Pure, siamo ancora troppo vicini alla strage perché essa già si imponga a noi come un simbolo. Noi ci sentiamo troppo stretti ancora all’individualità di quei caduti. Essi sono stati i nostri recenti compagni dì lotta. Essi sono caduti al nostro fianco ed il ricordo che noi conserviamo di loro è ancora cocente, il vuoto che hanno lasciato è ancora incolmabile, la loro fine è ancora avvolta, nel nostro animo, di quanto oscuramente tragico ed incomprensibile vi è nelle manifestazioni della irrazionalità. 
E' per questo che noi del Partito d'Azione, commemoriamo oggi i mostri morti. Oggi sono ancora troppo nostri per cederli alla storia del nostro paese. 
Non v'è dunque in questa particolare rievocazione nessuna iattanza. Vi è solo il desiderio di rivivere l'anniversario nel particolare ricordo dei nostri compagni, di ripercorrere nello spazio di quest'anno che abbiamo lasciato alle nostre spalle, la storia del dolore della loro scomparsa, di un dolore che si compone e si scioglie dati ceppi del sentimento per entrare man mano nella sfera della libertà dello spirito. 
La guerra non è ancora finita, la battaglia che noi intraprendemmo è ancora in corso, più che mai viva, più che mai decisiva peti il nostro avvenire. Oggi vi è un solo modo di onorarle i morti : sentire che i nostri morti sono un impegno da non dimenticare. A questo impegno noi dobbiamo far fronte giorno per giorno, lavorando, riconquistando la stima di noi stessi e la fiducia nel paese, la fiducia del paese. 
Un giorno ci saranno delle lapidi e dei monumenti, e se il nostro impegna sarà stato mantenuto, la nuova società italiana ricorderà la generazione dei pionieri, riconoscerà negli scomparsi la forza e il lievito dell'avvenire. 
La strage delle Fosse Ardeatine ha un particolare significato nella storia di Roma. La storia del nostro paese è prevalentemente una storia di città. Ciascuna città italiana ha proprie tradizioni, ha una propria storia ed in questo storia certi avvenimenti assumono un'importanza determinante del carattere e del tono della città. Inoltre questi avvenimenti hanno una certa forza coesiva nella società in cui si sono verificati, al di sopra dì ogni classe sociale, e danno un'atmosfera. 
Roma non ha tradizioni simili poiché la sua storia ha troppo le impronte dell'universale. I fatti della storia di Roma appartengono prevalentemente all'Europa ed all'Italia. La stessa Repubblica romana del '49, gli episodi di Villa Medici e dei Vascello sono legati al nostro Risorgimento e non hanno lasciato un solco particolare nell'animo dei romani. 
Ciò che è avvenuto il 24 marzo 1943 ha colpito direttamente Roma». Quel grande massacro passerà nella storia come il simbolo della resistenza della città ed i romani riconosceranno i loro caduti, sentiranno nel loro sacrificio un apporto decisivo allo spirito della cittadinanza, alla coesione ed alla solidarietà di tutte le classi social». 
E le Fosse Ardeatine costituiranno la prima pietra del rinnovamento della città.” 

[ NdR - tratto da "Quaderno" del Partito d’Azione-24 marzo 1945 -Tipografia "Et Ultra", Roma - Via Roma Libera,10 ]


24 marzo 1944... mio Padre PILO ALBERTELLI

      Nel’44, quando morì mio padre Pilo, avevo 11 anni. Quell’anno, nel carattere, divenni uomo perché l’eredità di affetti e di esempi era pesante per un fanciullo.

Nei mesi dal settembre ’43 al marzo ’44 io non compresi perché mio padre fosse diverso dagli altri. Aveva una vita strana. A casa stava pochissimo e non parlava mai di quello che aveva fatto. Certo mi sembrava anomalo che passassimo da un appartamento all’altro dopo brevi periodi. Sembrava che ci nascondessimo da qualcuno. Infatti fuggivamo in un orario vicino al coprifuoco di corsa con mia madre che ci teneva per mano.

         Di quel tempo ricordo il bombardamento di S.Lorenzo, quello di Via Bari dove un tram fu colpito restando fermo li come un monumento di tragedia, gli incontri di mio padre nel salotto di casa con gente sconosciuta che parlava piano, fumava e andava via presto. Tutto questo era una vicenda vissuta da un adolescente che comprendeva che esisteva un segreto che non poteva sapere.

         Morire è un atto naturale, ma quando si muore in modo violento nel buio di una grotta lasciando di se solo un cadavere indistinto, il dramma per la moglie e i figli per gli anni a venire resta profondo e non si riesce a mandarlo via.

Resta il ricordo vivo in molti altri che lo amavano e quando li incontravi dicevano all’amico vicino”E’ il figlio di Pilo” e tu non sapevi se le parole ti facevano bene o ti facevano male.

         Mio padre era un bell’uomo, alto, distinto, coltissimo e di grande fascino. Morì giovane a trentasette anni ma in un breve periodo fu capace di lasciare un’eredità di affetti e di nobiltà d’animo e un esempio di vita dedicata agli ideali, alla scuola e alla lotta che non muore negli animi liberi.

 A Roma, a Parma e a Livorno non solo è ricordato con tre scuole e tre strade a lui titolate ma non c’è anno che professori e studenti non ne parlino con affetto e ammirazione.

         Questo avviene anche perché mio padre fu apostolo nell’insegnamento di libertà attraverso le sue lezioni di filosofia e contemporaneamente attivo nella vita a dimostrarne la verità. Molti suoi alunni scelsero, sulla base delle sue lezioni, la via dell’onore ossia la lotta nella Resistenza.

         A vent’anni iniziò a combattere il fascismo, fu incarcerato, condannato a cinque anni di confino, perseguitato dalla polizia qualunque cosa facesse e ovunque si trovasse. Mia madre diceva che quando  passeggiavano da fidanzati erano sempre in tre.

         Tutti gli anni trenta furono da lui dedicati alla scuola e alle pubblicazioni sulla filosofia greca, ancora oggi attuali. Nel ’41 lasciò, per essere più libero nell’azione, l’insegnamento presso il Liceo ginnasio Umberto I°, che oggi è a lui titolato. Ed è importante che io rilevi che nel primo dopoguerra fu tolto il nome di un Re ad un grande Istituto statale per mettervi il nome di un professore.                                                                                        

         Fu a S.Paolo l’otto settembre, iniziando ad usare un’arma, lui di animo mite. Così da allora il professore visse un’esistenza da ribelle partecipando ad azioni contro i nazisti, trasportando fucili e “chiodi a quattro punte” e insegnando ai compagni di lotta, molti dei quali operai, artigiani e soldati, i concetti della fede democratica ed i metodi per affermarli.Da comandante di tutte le formazioni armate del Partito d’Azione fu infaticabile, coraggioso, imprendibile.

         Fino al primo marzo del ’44 quando in Largo S.Susanna un compagno lo prese sottobraccio. Lui non sapeva che era il segnale di un rinnegato che lo aveva venduto per denaro alla Banda Kock. Lo portarono alla Pensione Oltremare, luogo segreto ed  illegale di tortura.

Non parlò e fu inviato dopo venti giorni a Regina Coeli ferito e stremato.

Lo vedemmo il 21 nel carcere per una visita accordata a mia madre.

Era quasi irriconoscibile. Non riusciva ad alzarsi dalla panca. Noi non avevamo lacrime da versare. Solo lo sguardo  esprimeva a mia madre la fierezza per il dovere speso e a noi il dispiacere  per averci dovuto lasciare.

         E venne buio.

Per tanti giorni a Roma non si seppe cosa era successo in quelle cave.

        Mia madre andò al carcere tutti i giorni dopo il 24 marzo ma le dicevano

”è prigioniero” e le consegnavano degli effetti tra i quali libri e camicie insanguinate.

Ma arrivò ad ogni famiglia una lettera in tedesco dal comando nazista. Mia madre, che non conosceva la lingua, telefonò ad una amica. Così la certezza della morte arrivò sul filo, implacabile.

      Quando giunse il giorno della Liberazione e vedevo dal balcone sfilare le truppe alleate,  pensavo al babbo assente in un giorno sognato tutta la vita da coloro che si battono per un Paese giusto e libero.

                                                                                                          [  Guido Albertelli  ]

(8 Marzo) Le donne nella Resistenza

Le donne nella Resistenza Italiana rappresentarono una componente fondamentale per il movimento partigiano nella lotta contro il nazifascismo. Esse lasciarono i loro ruoli di donne e di madri e lottarono per riconquistare la libertà e la giustizia del proprio paese ricoprendo funzioni di primaria importanza.

In tutte le città le donne partigiane lottavano quotidianamente per recuperare beni di massima necessità per il sostentamento dei compagni. Vi erano gruppi organizzati di donne che svolgevano propaganda antifascista, raccoglievano fondi ed organizzavano assistenza ai detenuti politici ed erano impegnate anche nel mantenimento delle comunicazioni oltre che nelle operazioni militari.

Le donne che parteciparono alla Resistenza, facevano parte di organizzazioni come i Gruppi di Azione Patriottica (GAP) e le Squadre di Azione Patriottica (SAP), e inoltre, fondarono dei Gruppi di Difesa della Donna, "aperti a tutte le donne di ogni ceto sociale e di ogni fede politica o religiosa, che volessero partecipare all'opera di liberazione della patria e lottare per la propria emancipazione",  per garantire i diritti delle donne, sovente diventate capifamiglia, al posto dei mariti arruolati nell'esercito.

Per decenni a livello storiografico ed istituzionale il contributo delle donne alla Resistenza non è stato mai adeguatamente riconosciuto, rimanendo relegato ad un ruolo secondario, che scontava "di fatto" una visione in cui anche la Lotta di Liberazione veniva "declinata" al «maschile».

 I dati ufficiali della partecipazione femminile alla Resistenza hanno scontano inoltre criteri di riconoscimento e di premiazioni puramente militari, non prendendo in considerazione i "modi diversi", ma non per questo meno importanti, con cui le donne parteciparono ad essa. Per questi motivi si parla di Resistenza taciuta.

 

                                                                            [ fonte Wikipedia – pubblicato da Administrator ]

Questo è un Uomo

La cascina Raticosa è un rifugio sui monti sopra Foligno che durante la Resistenza ospitò il comando della quinta brigata Garibaldi.

Nei giorni scorsi qualche nostalgico dello sbattimento di tacchi ha rubato la targa commemorativa e disegnato una svastica enorme sul muro.

Forse non sapeva che nei pressi della cascina, in una notte di febbraio del 1944, ventiquattro partigiani appena usciti dall’adolescenza erano stati catturati dai nazisti, caricati su vagoni piombati e mandati a morire nei campi di concentramento del Centro Europa.

O forse lo sapeva benissimo e la cosa gli avrà procurato ancora più gusto.

Però non poteva immaginare che tra quegli adolescenti ce ne fosse uno scampato alla retata.

Sopravvissuto fino a oggi per leggere sulle cronache locali il racconto dell’oltraggio.  

Mentre tutto intorno le Autorità deprecavano e si indignavano a mani conserte, il signor Enrico Angelini non ha pronunciato una parola. Ha preso lo sverniciatore, il raschietto, le sue ossa acciaccate di novantenne ed è tornato al rifugio della giovinezza per rimettere le cose a posto.

Con lo sverniciatore e il raschietto ha cancellato il simbolo nazista.

E dove prima c’era la targa ha appoggiato una rosa. 

  [ dal quotidiano “La Stampa” ,  articolo di Massimo Gramellini -  pubblicato da Administrator]

28/02/2015 - COMUNICATO STAMPA (aggiornamento)

   In merito alla manifestazione indetta, in Piazza del Popolo, per il prossimo 28 febbraio 2015 dalla Lega Nord ed alla quale parteciperà “Casa Pound”,

  si comunica che il Circolo “Giustizia e Libertà” (di Roma) aderendo ed essendo partecipe dei sentimenti di forte preoccupazione espressi dalle Associazioni della Resistenza ANPI, ANPPIA e FIAP di Roma, parteciperà al corteo di protesta promosso da dette Associazioni.

 

 Il concentramento delle Associazioni  della Resistenza e delle varie forze democratiche partecipanti è previsto per le ore 14:00 del 28 febbraio 2015 in Piazza Vittorio Emanuele II (Roma) da dove, poi, il corteo proseguirà per L.go S.Andrea della Valle/Campo dè Fiori. 

                                                                                [ pubblicato da Administrator ]

 

ID falsi - le libertà vengono in diverse forme e sapori

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