25 Aprile 1945 - 2017

Il Circolo “Giustizia e Libertà” rende omaggio, in questo 25 Aprile, a quanti hanno combattuto per rendere l'Italia Libera.

Ricorda anche coloro che furono esuli in Patria e all'estero e che combatterono in Spagna contro il franchismo e che furono parte attiva della concentrazione antifascista a Parigi e quelli che vennero trucidati alle Fosse Ardeatine e gli altri che parteciparono alla Resistenza e alla “battaglia” per la Repubblica e la Costituente.

Tutti testimoni dei grandi valori di un tempo oggi fin troppo sviliti e dimenticati .

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L’unità europea e i pericoli del post fascismo

L’unità europea e i pericoli del post fascismo

di Ugo Intini –  Pubblicato il 23-03-2017 sul “Mattino” di Napoli

Nei giorni in cui si celebra il 60° anniversario dei trattati che diedero il via al processo di unità europea, tutti ricordano il famoso “Manifesto di Ventotene”, che ne è stato la base ideologica. La prima edizione (introvabile e preziosa) è conservata alla Fondazione Nenni e ci ricorda molte cose: una straordinaria storia di lungimiranza e coraggio, la posta oggi in gioco, le scelte sul tavolo.

Nell’isola di Ventotene, i detenuti politici hanno sognato e discusso per mesi l’Europa unita. Altiero Spinelli e Ernesto Rossi del Partito d’Azione, con Eugenio Colorni del Partito Socialista, hanno infine sintetizzato e scritto il frutto di questo “lavoro collettivo”, come essi stessi lo definiscono. Colorni è stato incaricato di diffonderlo. E infatti il 22 gennaio 1944, nella Roma occupata dai nazisti (mentre contribuiva a organizzare la resistenza e confezionava, come capo redattore, l’Avanti! clandestino) , in una tipografia nascosta di Monte Mario, ha fatto stampare 500 copie di un libriccino di 125 pagine intitolato “PROBLEMI DELLA FEDERAZIONE EUROPEA: il “Manifesto di Ventotene”, appunto.
Accanto alla evidente lungimiranza, è meno noto lo straordinario coraggio di chi nel pieno della guerra e della repressione nazista preparava il futuro. Colorni lo ha pagato con la vita perché non ha visto l’Europa unita e neppure l’Italia libera: il giorno prima dell’arrivo delle truppe americane nella capitale, è stato infatti riconosciuto da una pattuglia di fascisti che gli ha sparato per strada e lo ha ucciso.
Il volumetto clandestino naturalmente non ha firme. C’è una prefazione che è opera di Colorni ed è siglata “Il M.F.E” (Movimento Federalista Europeo). Seguono gli scritti centrali: di Spinelli e Rossi.
Quale sia stata (dichiaratamente) la spinta alla costruzione dell’Europa unita ci deve far riflettere ancora oggi. Colorni sostiene che le tragedie del continente sono nate tutte dai nazionalismi e dagli egoismi dei singoli Stati sovrani. L’unità europea significava dunque innanzitutto: “mai più guerra”. Anche se la dissoluzione della ex Jugoslavia, che pure era uno Stato vero, ha provocato conflitti sanguinosi, oggi la fine dell’Unione porterebbe probabilmente soltanto guerre commerciali (che già si temono con la Brexit) ma il loro effetto ci renderebbe comunque tutti più poveri. Così come il ritorno alla lira taglierebbe del 30 per cento, dall’oggi al domani, i risparmi degli italiani.

Dietro il Manifesto, si intravede il padre fondatore del partito socialista, Filippo Turati, che già nel 1896, nel suo primo discorso alla Camera, chiedeva gli “Stati Uniti d’Europa” e li vedeva come tappa (in un giorno lontano) verso gli “Stati Uniti del mondo”. Colorni indica esplicitamente anche quest’ultimo obiettivo: “l’ideale di una federazione europea –scrive- come preludio di una federazione mondiale”. È un visionario, certo. Ma anche Turati lo era quando nel 1896 sognava l’Europa unita. E tuttavia, sia pure dopo un secolo, il sogno è diventato in gran parte realtà. Per questo, il nuovo Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, anche lui socialista, cita spesso Turati e il suo ideale di unità mondiale come l’obiettivo ultimo, per le generazioni future, delle Nazioni che siedono al palazzo di vetro di New York.

La prefazione di Colorni elenca uno per uno gli obiettivi dell’Unione Europea derivanti dai principi generali del Manifesto. “Tali principi-scrive-si possono riassumere nei seguenti punti: esercito unico federale, unità monetaria, abolizione delle barriere doganali e delle limitazioni all’emigrazione tra gli Stati appartenenti alla federazione, rappresentanza diretta dei cittadini ai consessi federali, politica estera unica”. Molti di questi obbiettivi sono stati raggiunti. Mancano l’esercito e la politica estera unica. Il Parlamento europeo è sì un “consesso federale” a elezione diretta, ma con scarsi poteri. Ciò che si è conseguito tuttavia non è poco. E proprio su difesa e politica estera il vertice di Roma avrà molto da dire. Abbiamo infatti pagato a caro prezzo l’assenza (o gli interventi scoordinati) dei Paesi europei in Libia e Siria. E il rifiuto di Trump a finanziare la NATO senza un più cospicuo contributo degli alleati europei si spinge sino alla messa in discussione della NATO stessa. Cosicché a Bruxelles si cominciano a porre domande di buon senso. Non sarebbe preziosa una forza europea (anche piccola) di pronto intervento in caso di crisi (ad esempio nel Medio Oriente)? La sola omogeneizzazione e standardizzazione dei sistemi d’arma non farebbe risparmiare miliardi di euro nei bilanci per la difesa? E infine (la domanda più delicata e importante) che senso ha nel 21º secolo la capacità nucleare (missili, bombe e sottomarini) della sola Francia? La force de frappe (forza d’urto) cara soprattutto a De Gaulle non potrebbe diventare uno strumento dell’intera Unione Europea?

Nel 1954, la CED (Comunità Europea di Difesa) arrivò a un soffio dall’essere realizzata. E l’argomento, anche attraverso tappe successive, può tornare sul tavolo. D’altronde, Colorni stesso spiega che proprio l’isolamento di Ventotene e la forzata inattività ha consentito ai padri del Manifesto di non farsi distrarre dai fatti contingenti, concentrando l’attenzione sulla sostanza. Vogliamo riprovare a guardare i dati più clamorosi senza lasciarci distrarre? Nel 1900, l’Europa aveva la metà della popolazione mondiale; adesso, si avvia ad averne il 5. Gran Bretagna, Francia e Germania, da sole, producevano il 35 per cento della ricchezza. Oggi ne producono il 12. Qualcuno può pensare seriamente che i singoli Paesi europei, senza unire le loro forze, possano contare qualcosa nel mondo? Certo, ci si può domandare se valga davvero la pena che l’Europa conti e se abbia qualcosa da dire. Ma anche qui, spesso perdiamo di vista l’essenziale. Scherzando (ma non troppo) si suol ricordare che “gli europei hanno in tasca non la pistola, come gli americani, ma la tessera sanitaria”. Fuori di metafora, non abbiamo la pena di morte ma il Welfare State. Questo da solo basterebbe per rendere, nonostante tutto, l’Europa un modello di civilizzazione per il mondo. E infatti, anche se spesso non ce ne accorgiamo, come tale l’Europa è vista soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

La storia, e il buon senso, spesso colgono l’essenziale. Al vertice di Roma si polemizzerà sulla “Europa a più velocità”. Ma a Ventotene, alla Lettonia (tanto per fare un esempio), ceto neppure si pensava. Alcuni Paesi (innanzitutto Francia, Germania e Italia) camminano insieme da 60 anni; altri, come la Bulgaria, sono arrivati da dieci. E’ naturale che i più vecchi e sperimentati amici vogliano fare insieme un tratto di strada in più e che gli ultimi arrivati li raggiungano dopo, se lo vorranno. Al vertice di Roma, si discuterà delle technicalities per difendere l’Euro. Ma subito dopo la sua creazione, più di quindici anni fa, alla Camera, dicevo. “Mai nella storia si è vista una moneta reggere rimanendo appesa al nulla. Dobbiamo pertanto appendere l’euro alla bilancia di una giustizia comune, alla spada di una difesa comune, ad una politica economica ed estera comune”.

Il piccolo, ingiallito volumetto conservato alla Fondazione Nenni ci insegna un’ultima cosa, questa volta non grazie al testo stampato. Il vecchio leader socialista lo ha infatti sottolineato a penna e in quel lontano 1944 gli ha anche infilato all’interno (cosa davvero strana) un “pizzino”, scritto di suo pugno e incredibilmente riemerso dopo 73 anni. Vi si legge: “quando si farà il governo non deve restare né il colore, né l’odore del fascismo”. Filippo Turati, proprio mentre chiedeva l’Europa unita, insisteva che questo obiettivo sarebbe stato impossibile fino a che non fosse stato estirpato il “cancro” del fascismo che “per sua stessa confessione, è e si vanta di essere l’anti Europa”. Ecco, se non il fascismo, il post fascismo è ritornato. Con il suo nazionalismo, razzismo e intolleranza, nuovamente è e si vanta di essere l’anti Europa. E’ per questo, come ancora una volta avevano intuito i padri fondatori, che la costruzione europea si trova oggi in pericolo.

                                                              [ autore e fonte citati all’inizio dell’articolo -  n.d.r ]

 

 

I Caduti del Partito d'Azione alle Fosse Ardeatine

Il 24 marzo 1944, come rappresaglia contro l'atto di guerra compiuto nel pomeriggio del giorno precedente dalle formazioni partigiane romane contro un reparto delle truppe d'occupazione, 335 italiani vennero uccisi a freddo nelle Cave Ardeatine.

E' uno dei tanti eccidi da inscrivere nella "guerra ai civili" messa in atto in Italia, come nel resto dell'Europa occupata, dalle forze tedesche. Un episodio che ha segnato in modo particolarmente vivo la memoria collettiva: per la lucida freddezza con cui è stato messo in atto; per la pesante complicità che in esso ebbero le autorità fasciste della Repubblica Sociale Italiana, che non solo non tentarono di evitarlo, ma consegnarono senza esitazioni le vittime richieste; perchè perpetrato nella Capitale, sotto gli occhi della Santa Sede che anch'essa non ritenne opportuno muovere un dito; perchè ha coinvolto per la maggioranza antifascisti attivi nelle formazioni politiche e militari della Resistenza romana e laziale; ed infine per le speciose polemiche antiresistenziali che su di esso sono state montate dalla pubblicistica neofascista e riprese in modo sostanzialmente acritico dalla stampa e dagli esponenti politici cosiddetti moderati.

Il Partito d'Azione pagò alle Fosse Ardeatine un pesante tributo: 57 degli assassinati appartenevano al PDA o alle sue formazioni militari. Dall'elenco delle vittime, pubblicato nel sito web dell'ANFIM - Associazione Nazionale fra le Famiglie Italiane dei Martiri Caduti per la Libertà della Patria, riportiamo i nomi indicati come appartenenti alle formazioni azioniste.

Ricordiamo inoltre che nel sito web del Circolo Giustizia e Libertà di Sassari abbiamo da poco pubblicato la recensione della biografia di uno dei giovani martiri azionisti, Orlando Orlandi Posti.

L’elenco dei caduti:

 

ALBERTELLI PILO

nato a Parma il 30/9/1907 - professore di filosofia - arrestato il 19/3/1944.

ANNARUMI BRUNO

nato a Roma il 30/11/1921- stagnino - arrestato il 3/2/1944.

ASTROLOGO CESARE

nato a Tivoli il 24/5/1902 - lucidatore - arrestato il 15/3/1944.

AVOLIO CARLO

nato a Siracusa il 14/9/1895 - impiegato (SAIB) - arrestato il 28/1/1944.

BAGLIVO UGO

nato ad Alessano (LE) il 24/11/1910- avvocato - arrestato il 3/3/1944.

BERNABEI ELIO

nato a Montepulciano (Si) il 29/10/1907 - ingegnere FF.SS. - Ten. Artiglieria - arrestato il 3/3/1944

BORDONI MANLIO

nato a Roma il 23/7/1920 - impiegato poste - arrestato il 12/1/1944.

BUCCI BRUNO

nato a Roma il 29/9/1920 - disegnatore - Caporal Maggiore del Genio - arrestato il 3/2/1944.

BUCCI UMBERTO

nato a Lucera (FG) il 18/6/1892 - impiegato - arrestato il 3/2/1944.

BUSSI ARMANDO

nato a Modena il 17/12/1896 - impiegato FF.SS. - arrestato tra il 2 e il 3/3/1944.

BUTTARONI VITTORIO

nato a Genzano il 15/10/1905 - autista - arrestato il 4/3/1944.

CANALIS SALVATORE

nato a Tula (SS) il 14/11/1908 - professore in lettere - arrestato il 14/3/1944.

CERRONI ORESTE

nato a Roma il 16/9/1874 - tipografo - arrestato il 5/2/1944.

CIBEI DUILIO

nato a Roma l'8/1/1929 - falegname - arrestato il 7/2/1944.

CIBEI GINO

nato a Roma il 13/5/1924 - meccanico - arrestato il 7/2/1944.

D'ANDREA MARIO

nato a Roma il 22/1/1912 - ferroviere - arrestato il 13/3/1944.

DE GIORGIO CARLO

nato a Roma il 17/10/1909 - impiegato - arrestato il 3/3/1944.

DE MARCHI RAOUL

nato ad Instanbul (Turchia) il 5/7/1915 - impiegato - arrestato il 2/3/1944.

DIOCIAJUTI PIER DOMENICO

nato a Padova il 10/5/1879 - commerciante.

ELUISI ALDO

nato a Venezia l'11/9/1898- pittore - arrestato il 2/3/1944.

ERCOLANI GIORGIO

nato a Roma nel 1908 - Ten. Col. R.E. - arrestato il 23/1/1944.

ÈRCOLI ALDO

nato a Roma il 7/5/1916 - pittore - arrestato il 12/1/1944.

FABRI RENATO

nato a Vetralla (VT) il 25/12/1888 - commerciante - arrestato il 2/3/1944.

FANTACONE ALBERTO

nato a Roma il 25/9/1916 - dottore in legge - arrestato il 28/1/1944 - PDA Banda Neri.

FEROLA ENRICO

nato a Roma il 30/10/1901- fabbro - arrestato il 19/3/1944.

FIORINI FIORINO

nato a Poggio Nativo (RI) il 22/9/1880 - maestro di musica - arrestato il 5/2/1944.

FONDI EDMONDO

nato a Velletri il 3/5/1894- commerciante d'arte - arrestato il 23/2/1944.

GALLARELLO ANTONIO

nato a S. Giorgio Lamolara (BN) - falegname ebanista - arrestato il 3/2/1944.

GIORGI GIORGIO

nato a S. Agata Feltria (PU) - ragioniere - arrestato il 10/12/1943.

GRANI UMBERTO

nato a Roma l'8/5/1897- Ten. Col. Aeronautica - arrestato il 5/2/1944.

INTRECCIALAGLI MARIO

nato a Montecompatri il 2/4/1922 - calzolaio - arrestato il 21/3/1944.

KERESZTI SANDOR

nato a Budapest il 13/8/1914 - ufficiale - arrestato il 21/2/1944.

LA VECCHIA GAETANO

nato a Barletta (BT) il 22/3/1902 - ebanista - arrestato il 4/3/1944.

LEONELLI CESARE

nato a Campagnano il 14/8/1906 - avvocato - arrestato il 2/3/1944.

LIBERI EPIDEMIO

nato a Popoli (PE) il 16/7/1920 - industriale - arrestato il 19/12/1943.

LOTTI GIUSEPPE

nato a Andria (BT) il 6/3/1903 - stuccatore - arrestato il 3/3/1944.

LUCARELLI ARMANDO

nato a Roma l'1/1/1920 - tipografo - arrestato il 5/2/1944.

LUNGARO PIETRO ERMELINDO

nato a Trapani l'1/6/1910 - Sottufficiale P.S. - arrestato il 7/2/1944.

LUZI EVERARDO

nato a Roma il 26/11/1919 - meccanico - arrestato il 12/1/1944.

MANCINI ENRICO

nato a Ronciglione (VT) il 12/10/1896 - commerciante - arrestato il 7/3/1944.

MARIMPIETRI VITTORIO

nato ad Avezzano (AQ) il 30/9/1917 - impiegato - arrestato il 10/12/1943.

MEDAS GIUSEPPE

nato a Narbolia (OR) il 27/8/1908 - avvocato - arrestato il 3/3/1944.

NORMA FERNANDO

nato a Roma il 6/1/1907- ebanista - arrestato il 3/2/1944.

ORLANDI POSTI ORLANDO

nato a Roma il 14/3/1926 - studente - arestato il 3/2/1944.

PENSUTI RENZO

nato a Roma il 3/7/1918 - studente - arrestato il 21/2/1944.

PERUGIA ANGELO

nato a Roma il 20/8/1906 - venditore ambulante - arrestato il 4/3/1944.

PIERANTONI LUIGI

nato a Intra (VB) il 2/12/1905 - medico - arrestato il 7/2/1944.

PULA ITALO

nato a Velletri il 4/7/1915- fabbro - arrestato il 12/1/1944.

PULA SPARTACO

nato a Velletri il 25/5/1919 - verniciatore - arrestato il 12/1/1944.

RENZI EGIDIO

nato a S. Giovanni Marignano (FO) il 3/11/1900 - operaio - arrestato il 3/2/1944.

RICCI DOMENICO

nato a Paliano (FR) il 9/1/1913 - impiegato - arrestato il 12/1/1944.

RODELLA BRUNO

nato a Guidizzolo (MN) il 17/10/1917 - studente - arrestato l'1/1/1944.

SACCOTTELLI VINCENZO

nato ad Andria (BT) il 5/6/1897 - falegname - arrestato il 2/3/1944.

SALEMME FELICE

nato a Napoli il 21/4/1921 - studente universitario - arrestato il 12/1/1944.

SAVELLI FRANCESCO

nato ad Asciano (SI) il 27/9/1890 - ingegnere - arrestato il 5/2/1944.

TAPPARELLI MARIO

nato a Vicenza il23/1/1891 - commerciante - arrestato il 22/1/1944.

ZICCONI RAFFAELE

nato a Sommatino (CL) il 13/8/1911 - impiegato - arrestato il 7/2/1944

 [ articolo e ricerche effettuate a cura di Giorgio Giannini ]  [pubblicato da Administrator ]

Tavola rotonda sul "Manifesto di Ventotene"

Il Circolo “Giustizia e Libertà”, nel quadro degli incontri per ricordare i 60 anni dei Trattati di Roma, costitutivi della Unione Europea non solo per celebrare questa data, ma anche le grandi figure di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi uomini di punta del movimento di “Giustizia e Libertà che scrissero, in un momento buio della nazione e dell’Europa in piena seconda guerra mondiale e (al confino di Ventotene), il “Manifesto di Ventotene” che è da molti considerato la base su cui si è iniziato il percorso della Unità Europea,                                    

                                                           organizza

             il 25 marzo, alle ore 16:30 presso la propria sede in Roma sita in Via Andrea Doria 79 sc.B,

                                             una tavola rotonda sul tema

 

                                                                                  “DAL   MANIFESTO  DI   VENTOTENE   ALL’EUROPA   UNITA”

 

Estratto dal Manifesto di Ventotene:

“Il punto sul quale essi (i capi di Stato post fine guerra- nda) cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale. Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso, più offeso dai recenti movimenti, più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico. In tal modo possono anche sperare di più facilmente confondere le idee degli avversari, dato che per le masse popolari l'unica esperienza politica finora acquisita è quella svolgentesi entro l'ambito nazionale, ed è perciò abbastanza facile convogliare, sia esse che i loro capi più miopi, sul terreno della ricostruzione degli stati abbattuti dalla bufera.”

“Se ci sarà nei principali paesi europei un numero sufficiente di uomini che comprenderanno ciò, la vittoria sarà in breve nelle loro mani, perché la situazione e gli animi saranno favorevoli alla loro opera e di fronte avranno partiti e tendenze già tutti squalificati dalla disastrosa esperienza dell'ultimo ventennio. Poiché sarà l'ora di opere nuove, sarà anche l'ora di uomini nuovi, del movimento per l'Europa libera e unita!”

Così scrivevano i tre grandi uomini, pur di fronte allo sfacelo che era dinnanzi ai loro occhi e alle restrizioni personali. Un’utopia che diventò realtà 60 anni fa, pur nella difficoltà di quegli anni. La perdita dello spirito federalista, auspicato da Spinelli, ha sicuramente fatto entrare in crisi il sistema valoriale europeo, così la adesione di 27 Stati europei con dislivelli economici non indifferenti, se escludiamo il Regno Unito che pur formalmente ancora ne fa parte, ma guai se perdessimo la convinzione che senza Europa Unita si può precipitare nelle faide tra Stati e nei nazionalismi più egoisti che hanno portato ai totalitarismi e alla sconfitta della giustizia e della libertà. [FB]

Interverranno al dibattito:

Grazia Pasanisi  de’ Foscarini                        Presidente     ANRD-Guerra

Fabio Galluccio                                               Vice Presidente del Circolo “Giustizia e Libertà”

Italo Pattarini                                                 Presidente Fiap Lazio

Fabio Pietro Barbaro                             Presidente ANVRG Roma

Modera :

Salvatore Rondello                                         Segretario del Circolo “Giustizia e Libertà”

 

                                                                                                           [pubblicato a cura di Administrator]

Che Fare ?

In un paese nel quale il sistema democratico non riesce ad avere piena autonomia, dove si assiste al dilagare del trasformismo a livello di metodo, dove la corruzione penetra in ogni settore della vita sia pubblica che privata la cui classe dirigente non è riuscita a liberarsi della “Forza Oscura” e continua imperterrita a ritenere che tutto sia lecito a chi detiene il potere, può sembrare anacronistico parlare di valori come giustizia e libertà sociali.

Si ha l’impressione, parlando di questi valori, d’inoltrarsi in strani mondi, uno fantastico e irreale dove etica e sincerità sono comunque elementi fondamentali per il rispetto dei “sentimenti” più puri e allo stesso tempo un mondo dove sia naturale che la disinteressata azione del singolo individuo possa e debba prender forma e svilupparsi al solo scopo di far sì che possa essere di aiuto alla collettività nella quale vive e della quale dovrebbe essere parte attiva e responsabile… fantasie queste o solide realtà sulle quali si dovrebbe fondare una giusta e libera società ?

L’augurio è che l’attuale classe dirigente italiana sappia riprendere la via della rispettabilità e rettitudine, abbandonando quella del conformismo e della sete di potere per riscoprire quei già nominati valori e quelle memorie troppo presto dimenticate o, meglio, ignorate e che hanno costituito e costituiscono ancora, nonostante tutto, le fondamenta della nostra attuale Società.

                                                                                                                                                 [ Walter Spinetti ]

Il Giorno.....

       CIRCOLO “GIUSTIZIA E LIBERTÀ”

       Via Andrea Doria n.79 (sc.B) Roma

 (300 metri dalla metro Linea A fermata CIPRO)

 

Il Circolo “Giustizia e Libertà”, nell’ambito di un programma di lezioni di politica, Vi invita a partecipare ad un interessante dibattito

                       sul tema:

            “Il giorno  del   Ricordo:

            dal  fascismo  alle   foibe” 

 VENERDI’  3  MARZO 2017 - ORE 17:30

 

Introduce:              Ing. Guido Albertelli                                  (Presidente del Circolo)

Relatori:                Prof. Giorgio Giannini                                (Direttivo del Circolo)

                             Dr.ssa  Grazia  Pasanisi  De  Foscarini      (Direttivo del Circolo)

                                                                                                       [ pubblicato da Administrator ]

 

 

 

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