l’8 Marzo... ovvero La Resistenza dimenticata delle Donne

   Analizzando gli eventi umani si ha la forte sensazione confermata, poi, dalla realtà che la nostra società sia unicamente costituita e costruita sull’elemento maschile all’interno del quale, molto defilato, ma sempre e comunque presente, vi sia, quasi per una fortunata combinazione di circostanze, anche quello femminile.

  Dalle Istituzioni, via via, per finire alle attività ed ai lavori più o meno impegnativi tutto è incentrato sulla figura maschile che lascia a quella femminile un posto ed un ruolo poco più che marginali: eppure l’amministrare, il governare, l’educare, il costruire sono tutte attività che in genere, senza l’elemento femminile capace di conservare, accudire e formare, manifestano e generano un potere sterile e privo di contenuto.

  Da questa primaria sensazione si giunge così all’evidente certezza che l’uomo, il più delle volte, abbia volutamente ignorato il ruolo e la posizione fondamentale che la donna ricopre nella società: posizione che viene riconsiderata solo e allorquando ella diviene generatrice di figli.

  Da tutto ciò emerge un quadro non troppo lusinghiero che sembra dimentichi troppo spesso che proprio grazie alla cosiddetta “irrazionalità” femminile, come viene definita da qualche detrattore siano stati risolti problemi di natura sociale e politica anche di grande rilievo.

  Infatti senza la fondamentale componente femminile non sarebbe stato, poi, possibile concludere vittoriosamente la Guerra di Liberazione dall’oppressione Nazi-Fascista: tuttavia il loro ricordo è entrato solo recentemente nella storia ufficiale della resistenza italiana.

“Dopo la fine della guerra, direi a partire dal 1948, c’è stato una specie di silenzio generale sulla resistenza femminile…”, afferma la storica Simona Lunadei, autrice di molti testi sull’argomento tra cui “Storia e memoria”.  “…Questo perché si cercò di normalizzare il ruolo delle donne, che proprio durante la guerra avevano sperimentato un’emancipazione di fatto dai ruoli tradizionali”.

La storia "politica" ha sempre privilegiato, di fatto, gli uomini dando loro i più grandi meriti, senza tenere troppo in considerazione quello che è stato il ruolo delle donne nella Seconda Guerra mondiale: In Italia solo verso la fine degli anni ‘70 si è diffusa finalmente una storia di genere che ha fornito nuove interpretazioni sulla Lotta di Liberazione, infatti non si deve nascondere che, per decenni, a livello storiografico ed istituzionale l’apporto delle donne alla Resistenza non è stato mai adeguatamente riconosciuto, rimanendo relegato ad un ruolo secondario, che scontava sul “campo” una visione in cui anche la Lotta di Liberazione veniva recitata al «maschile».

 Infine c’è da rimarcare che i dati ufficiali della partecipazione femminile alla Resistenza hanno scontato criteri di riconoscimento e di premiazioni puramente militari, non prendendo in considerazione i "modi diversi", ma non per questo meno importanti, con cui le donne parteciparono ad essa.

                                                                     [ Walter Spinetti ]

 

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